Michael Krüger – Discorso del Viaggiatore

Michael Krüger
Discorso del Viaggiatore
da “Il coro del mondo. Poesie 2001-2010”
traduzione di Anna Maria Carpi
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Max Reger
Variations and Fugue on a Theme by Mozart, Op. 132
Variation 7: Andante grazioso
New Zealand Symphony Orchestra

———————————————————–

È libera quella sedia?
Posso sedermi?
E’ da tanto che sono in viaggio.
Le mie scarpe
hanno carpito ai ciottoli il poema delle strade,
all’asfalto il suo sospiro oleoso.
Sono andato sempre per vie tracciate da altri,
ogni pietra un ricordo di viaggiatori precedenti.
Ho sentito il freddo ed il calore inafferrabile,
l’infelicità l’ho riconosciuta dagli occhi splendenti.
L’amore non mi ha mai trattenuto.
E il dolore
ha camminato accanto a me
e voleva sorpassarmi.
Ho ascoltato canti e discorsi sciolti
nessuna rima mi ha fatto inciampare.
Ho incontrato uomini,
che avevano risolto il problema della morte,
ed altri che continuavano a credere nell’immortalità.
Ho raccolto tutto ciò
che i miei predecessori hanno fatto cadere,
da appesantirmi tanto lo zaino.
Adesso che mi sto riavvicinando all’inizio,
i piedi non mi ubbidiscono più.
Sono stanco,
ci vedo a stento,
ho fatto il viaggio a spese degli occhi.
Se permettono prendo un pezzo di pane
e un po’ di vino.
Grazie.
Adesso mi sento quasi come a casa.

Michael Krüger, da “Il coro del mondo. Poesie 2001-2010″, traduzione di Anna Maria Carpi

Aurora De Luca – Se mi navighi

Aurora De Luca
Se mi navighi ©
da “Cellulosa”

Lettura di Luigi Maria Corsanico
Scriabin, 24 Preludes Op.11 – No.22 in G minor
Immagini di L.M.Corsanico ©
……………………………………………………………………

SE MI NAVIGHI ©

Se mi navighi,
mio legno, mia nave,
di sferzato vento salino
a nebbia opaca e bassa,
taglierai le onde e le romperai con il petto,
dentro starai
a sentire sommosso
il lento rullare grave dei miei respiri
e salterai
di cresta a schianto
sulla mia crosta rabbiosa.
Se mi navighi,
di mare a mare troverai
acqua che porta acqua,
alba di terra viva
e l’altra sua faccia
di linea arsa al tramonto.
Mio legno, mia nave.

Aurora De Luca, da “Cellulosa” ©

Pier Paolo, poesia di Eduardo De Filippo

Pier Paolo, poesia di Eduardo De Filippo
da: “O’ penziero e altre poesie” di Eduardo, Einaudi1975
Lettura di Luigi Maria Corsanico
JS Bach Sonata No1 in G minor BMV 1001
Viktoria Mullova – Adagio
…………………………………………………………………

Pier Paolo

Non li toccate
quei diciotto sassi
che fanno aiuola
con a capo issata
la ‹‹spalliera›› di Cristo.
I fiori,
sì,
quando saranno secchi,
quelli toglieteli,
ma la ‹‹spalliera››,
povera e sovrana,
e quei diciotto irregolari sassi,
messi a difesa
di una voce altissima,
non li togliete più!
Penserà il vento
a levigarli,
per addolcirne
gli angoli pungenti;
penserà il sole
a renderli cocenti,
arroventati
come il suo pensiero;
cadrà la pioggia
e li farà lucenti,
come la luce
delle sue parole;
penserà la ‹‹spalliera››
a darci ancora
la fede e la speranza
in Cristo povero.

[Eduardo De Filippo, 1975]

Jorge Luis Borges – Nubes


Jorge Luis Borges

Nubes
de ” Los conjurados”, Alianza, Madrid, 1985
Leído por Luigi Maria Corsanico

Giovanni Paisiello
Largo, Piano Concerto No. 5 in D major

Fotos de L.M.Corsanico
Nubes – Sur de Chile
………………………………………………………………

Nubes
I
No habrá una sola cosa que no sea
una nube. Lo son las catedrales
de vasta piedra y bíblicos cristales
que el tiempo allanará. Lo es la Odisea,
que cambia como el mar. Algo hay distinto
cada vez que la abrimos. El reflejo
de tu cara ya es otro en el espejo
y el día es un dudoso laberinto.
Somos los que se van. La numerosa
nube que se deshace en el poniente
es nuestra imagen. Incesantemente
la rosa se convierte en otra rosa.
Eres nube, eres mar, eres olvido.
Eres también aquello que has perdido.

II
Por el aire andan plácidas montañas
o cordilleras trágicas de sombra
que oscurecen el día. Se las nombra
nubes. Las formas suelen ser extrañas.
Shakespeare observó una. Parecía
un dragón. Esa nube de una tarde
en su palabra resplandece y arde
y la seguimos viendo todavía.
¿Qué son las nubes? ¿Una arquitectura
del azar? Quizá Dios las necesita
para la ejecución de Su infinita
obra y son hilos de la trama oscura.
Quizá la nube sea no menos vana
que el hombre que la mira en la mañana.

Jorge Luis Borges

11 febbraio 1946 – Primo Levi

11 febbraio 1946 – Primo Levi
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Memory, Adrian Konarski

Cercavo te nelle stelle
Quando le interrogavo bambino.
Ho chiesto di te alle montagne,
Ma non mi diedero che poche volte
Solitudine e breve pace.
Perché mancavi, nelle lunghe sere
Meditai la bestemmia insensata
Che il mondo era uno sbaglio di Dio,
Io uno sbaglio nel mondo.
E quando, davanti alla morte,
Ho gridato di no da ogni fibra,
Che non avevo ancora finito,
Che troppo ancora dovevo fare,
Era perché mi stavi davanti,
Tu con me accanto, come oggi avviene,
Un uomo una donna sotto il sole.
Sono tornato perché c’eri tu.

Primo Levi

11 febbraio 1946

da “Ad ora incerta”, Garzanti Editore, 1984

Federico García Lorca – Banderuola


Federico García Lorca
Banderuola (Fuente Vaqueros, Granada, luglio 1920)
Veleta, Libro de poemas -1921
Voce recitante: Luigi Maria Corsanico
Fotografie di L.M. Corsanico – Cieli del Sur de Chile

Heitor Villa-Lobos
Melodia Sentimental

Traduzione di Carlo Bo
………………………………………………………………………….

Vento del sud,
bruno, ardente,
scendi sulla mia carne
e porti semi
di sguardi
brillanti col profumo
d’aranceti.
Fai arrossire la luna
e singhiozzare
i pioppi prigionieri, ma vieni
troppo tardi!
Ho già deposto la notte del mio racconto
nello scaffale.
Senza vento,
credimi,
gira, cuore;
gira, cuore.
Vento del nord,
orso bianco del vento!
Scendi sulla mia carne
tremante d’aurore boreali
col tuo strascico di spettri capitani
e ridendo di Dante.
O pulitore di stelle!
Ma vieni
troppo tardi.
La casa dell’anima è coperta di muschio
e ho perso la chiave,
Senza vento,
credimi,
gira, cuore;
gira, cuore.
Brezze, gnomi e venti
di nessun luogo.
Zanzare della rosa
di petali a piramide.
Alisei filtrati
fra gli alberi rudi,
flauti nella burrasca
lasciatemi!
Il mio ricordo
trascina pesanti catene
e l’uccello è prigioniero
quando disegna di trilli
la sera.
Le cose che se ne vanno non tornano piú,
tutti lo sanno,
e fra l’illustre moltitudine dei venti
è inutile lamentarsi.
Non è vero, pioppo, maestro di brezza?
È inutile lamentarsi.
Senza vento,
credimi,
gira, cuore;
gira, cuore.