Federico García Lorca – Altra canzone

Federico García Lorca

Libro de poemas

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Altra canzone
1919
(Autunno)

 

Il sogno s’è dissolto per sempre!
Nella sera piovosa
il mio cuore conosce
la tragedia d’autunno
che cade dagli alberi.

Nella dolce tristezza
del paesaggio che muore
le mie voci si spezzano.
Il sogno s’è dissolto per sempre.
Per sempre! Dio mio!
Va cadendo la neve
sulla campagna deserta
della mia vita,
e teme,
l’illusione, che va lontano,
di gelarsi o di perdersi.

Come mi dice l’acqua
che il sogno s’è dissolto per sempre!
Il sogno è infinito?
La nebbia lo sostiene,
e la nebbia è soltanto
stanchezza della neve.

Il mio ritmo racconta
che il sogno s’è dissolto per sempre.
Nella sera di nebbia
il mio cuore conosce
la tragedia d’autunno
che cade dagli alberi.

 

Traduzione di Francesco Scarabicchi da:

Antonio Machado e Federico García Lorca

“Non domandarmi nulla”, 2015 – Marcos y Marcos

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Otra cancion
1919
(Otoño)

 

¡El sueño se deshizo para siempre!
En la tarde lluviosa
mi corazón aprende
la tragedia otoñal
que los árboles llueven.

Y en la dulce tristeza
del paisaje que muere
mis voces se quebraron.
El sueño se deshizo para siempre.
¡Para siempre! ¡Dios mío!
Va cayendo la nieve
en el campo desierto
de mi vida,
y teme
la ilusión, que va lejos,
de helarse o de perderse.

¡Cómo me dice el agua
que el sueño se deshizo para siempre!
¿El sueño es infinito?
La niebla lo sostiene,
y la niebla es tan sólo
cansancio de la nieve.

Mi ritmo va contando
que el sueño se deshizo para siempre.
Y en la tarde brumosa
mi corazón aprende
la tragedia otoñal
que los árboles llueven.

 

Josif Brodskij – Odisseo a Telemaco

Dedicata a mio figlio Emanuele. LMC

Josif Brodskij
Odisseo a Telemaco
1972, da Fermata nel deserto, traduzione Giovanni Buttafava
Voce recitante e pianoforte: Luigi Maria Corsanico
Foto di L.M. Corsanico

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Telemaco mio,
la guerra di Troia è finita. Chi ha vinto non ricordo.
Probabilmente i greci: tanti morti
fuori di casa sanno spargere
i greci solamente. Ma la strada
di casa è risultata troppo lunga.
Dilatava lo spazio Poseidone
mentre laggiù noi perdevamo il tempo.

Non so dove mi trovo, ho innanzi un’isola
brutta, baracche, arbusti, porci e un parco
trasandato e dei sassi e una regina.
Le isole, se viaggi tanto a lungo,
si somigliano tutte, mio Telemaco:
si svia il cervello, contando le onde,
lacrima l’occhio – l’orizzonte è un bruscolo -,
la carne acquatica tura l’udito.
Com’è finita la guerra di Troia
io non so più e non so più la tua età.

Cresci Telemaco. Solo gli Dei
sanno se mai ci rivedremo ancora.
Ma certo non sei più quel pargoletto
davanti al quale io trattenni i buoi.
Vivremmo insieme, senza Palamede.
Ma forse ha fatto bene: senza me
dai tormenti di Edipo tu sei libero,
e sono puri i tuoi sogni, Telemaco.

Josif Aleksandrovič Brodskij – Verso il mare della dimenticanza (Lettera a A.D.)

Josif Aleksandrovič Brodskij
Verso il mare della dimenticanza (Lettera a A.D.)
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Hymns, Prayers and Rituals,
vol. 3 nº 47:
Chant from a holy book.
George Gurdjieff / Thomas de Hartmann
Solaris Quartet

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Non è necessario che tu mi ascolti,
non è importante che tu senta le mie parole,
no, non è importante, ma io ti scrivo lo stesso
(eppure sapessi com’è strano, per me, scriverti di nuovo,
com’è bizzarro rivivere un addio…)
Ciao, sono io che entro nel tuo silenzio.

Che vuoi che sia se non potrai vedere come qui ritorna primavera
mentre un uccello scuro ricomincia a frequentare questi rami,
proprio quando il vento riappare tra i lampioni, sotto i quali passavi in solitudine.
Torna anche il giorno e con lui il silenzio del tuo amore.

Io sono qui, ancora a passare le ore in quel luogo chiaro che ti vide amare e soffrire…

Difendo in me il ricordo del tuo volto, così inquietamente vinto;
so bene quanto questo ti sia indifferente, e non per cattiveria, bensì solo per la tenerezza
della tua solitudine, per la tua coriacea fermezza,
per il tuo imbarazzo, per quella tua silenziosa gioventù che non perdona.

Tutto quello che valichi e rimuovi
tutto quello che lambisci e poi nascondi,
tutto quello che è stato e ancora è, tutto quello che cancellerai in un colpo
di sera, di mattina, d’inverno, d’estate o a primavera
o sugli spenti prati autunnali – tutto resterà sempre con me.

Io accolgo il tuo regalo, il tuo mai spedito, leggero regalo,
un semplice peccato rimosso che permette però alla mia vita di aprirsi in centinaia di varchi,
sull’amicizia che hai voluto concedermi
e che ti restituisco affinché tu non abbia a perderti.

Arrivederci, o magari addio.
Lìbrati, impossèssati del cielo con le ali del silenzio
oppure conquista, con il vascello dell’oblio, il vasto mare della dimenticanza.

FEDERICO GARCÍA LORCA – L’AURORA

FEDERICO GARCÍA LORCA
POETA A NEW YORK
III. STRADE E SOGNI
L’AURORA

Lettura di Luigi Maria Corsanico
Immagini dal web di proprietà degli autori.
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L’AURORA

L’aurora di New York ha
quattro colonne di fango
e un uragano di nere colombe
che guazzano nelle acque putride.

L’aurora di New York geme
sulle immense scale
cercando fra le lische
tuberose di angoscia disegnata.

L’aurora viene e nessuno la riceve in bocca
perché non c’è domani né speranza possibile.
A volte le monete in sciami furiosi
trapassano e divorano bambini abbandonati.

I primi che escono capiscono con le loro ossa
che non vi saranno paradiso né amori sfogliati;
sanno che vanno nel fango di numeri e leggi,
nei giuochi senz’arte, in sudori infruttuosi.

La luce è sepolta con catene e rumori
in impudica sfida di scienza senza radici.
Nei sobborghi c’è gente che vacilla insonne
come appena uscita da un naufragio di sangue.

Traduzione della poesia originale di Carlo Bo
(Federico García Lorca “Poesie”. Milano : RCS Quotidiani, 2004)