Arrivo- Eugenio Preta

Eugenio Preta
Arrivo ©
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Eccoti, ti raccontano gli alberi solitari sulla rocca,
e danzano al vento del mattino,
restio alle nebbie,
foglie scintillanti di rugiada.
Così giunge al consueto cammino
tra quieti intervalli e sogni insoddisfatti
e pensieri raccattati controvoglia nella scansia del tempo.
Allora rallenta la mente,
andare incerto e pena e solitudine,
nei dintorni di una terra lontana,
abbandonata dal sapore di dolce stagione.
Il tuo canto piegato alle cime di cipressi silenti,
nei rumori di invisibile ruscello e negli angoli dei muri a vista,
smarrito nei colori della contrada
esita nei suoni e nelle afonie del mattino.
La tua parola risuona nelle armonie primitive
alla lieve scorta di passi che ti resta della notte
e sopravvive alla memoria, sottile e dall’andare incerto.
Eppure puoi vederla, se vuoi,
la tua coscienza nei ritorni di lenta onda
senza voglia a superare la cresta del passato e
sollecita ad allargare ferite di cuore
e sprazzi della mente.
Puoi vederla se vuoi come pena di figlio
nei risvolti di un mattino
abbandonato alle carezze della madre
nel casolare alla collina silente e alla città distante.
Ma è solo l’ immaginazione,
piega senza senso di favola antica
mentre risolve le ore e tace ormai il cuore.
Nel tramestio del tempo
si avvilisce il giorno e consueta alla memoria
avanza la tua pena
incedere di lente e mai sopite solitudini.

Salvatore Quasimodo – Lamento per il Sud

Salvatore Quasimodo
Lamento per il Sud
da “La vita non è sogno”, 1949
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Amuri amuri – elab. N. Catanese

La luna rossa, il vento, il tuo colore
di donna del Nord, la distesa di neve…
Il mio cuore è ormai su queste praterie,
in queste acque annuvolate dalle nebbie.
Ho dimenticato il mare, la grave
conchiglia soffiata dai pastori siciliani,
le cantilene dei carri lungo le strade
dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,
ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru
nell’aria dei verdi altipiani
per le terre e i fiumi della Lombardia.
Ma l’uomo grida dovunque la sorte d’una patria.
Più nessuno mi porterà nel Sud.
Oh, il Sud è stanco di trascinare morti
in riva alle paludi di malaria,
è stanco di solitudine, stanco di catene,
è stanco nella sua bocca
delle bestemmie di tutte le razze
che hanno urlato morte con l’eco dei suoi pozzi,
che hanno bevuto il sangue del suo cuore.
Per questo i suoi fanciulli tornano sui monti,
costringono i cavalli sotto coltri di stelle,
mangiano fiori d’acacia lungo le piste
nuovamente rosse, ancora rosse, ancora rosse.
Più nessuno mi porterà nel Sud.
E questa sera carica d’inverno
è ancora nostra, e qui ripeto a te
il mio assurdo contrappunto
di dolcezze e di furori,
un lamento d’amore senza amore.
Salvatore Quasimodo
da “La vita non è sogno”, Milano, A. Mondadori, 1949

Salvatore Quasimodo – Due Poesie

Salvatore Quasimodo – Poesie
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Aleksandr Skrjabin
Etude op.2 no. 1 – Emil Gilels
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Dammi il mio giorno (da “Òboe sommerso (1930-1932)”)

Dammi il mio giorno;
ch’io mi cerchi ancora
un volto d’anni sopito
che un cavo d’acque
riporti in trasparenza,
e ch’io pianga amore di me stesso.
 
Ti cammino sul cuore,
ed è un trovarsi d’astri
in arcipelaghi insonni,
notte, fraterni a me
fossile emerso da uno stanco flutto;
 
un incurvarsi d’orbite segrete
dove siamo fitti
coi macigni e l’erbe.

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Forse il cuore (Giorno dopo giorno, 1947)

Sprofonderà l’odore acre dei tigli
Nella notte di pioggia. Sarà vano
Il tempo della gioia, la sua furia,
quel suo morso di fulmine che schianta.
Rimane appena aperta l’indolenza,
il ricordo di un gesto, d’una sillaba,
ma come d’un volo lento d’uccelli
fra vapori di nebbia. E ancora attendi,
non so che cosa, mia sperduta; forse
un’ora che decida, che richiami
il principio o la fine: uguale sorte,
ormai. Qui nero il fumo degli incendi
secca ancora la gola. Se lo puoi,
dimentica quel sapore di zolfo
e la paura. Le parole ci stancano,
risalgono da un’acqua lapidata;
forse il cuore ci resta, forse il cuore.

Guardati! di Enrico Toso ©

Guardati!
di Enrico Toso ©

Il dipinto di Marica Svaluto Moreolo è esposto presso la Biblioteca Civica di Rovereto assieme al testo, ispirato al medesimo dipinto.

Lettura di Luigi Maria Corsanico

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Guardati!
di Enrico Toso ©

Fosti Uri e Gran toro celeste
Apis per gli Egizi
Fosti Seri e Hurri
il giorno e la notte
e portavi il dio del tempo
E ancora Nandi
e portavi il dio della distruzione
Prendesti fattezze di dei e di demoni
Eri forza vitale e fertilità
Fosti Minotauro
Luna crescente per le tue corna
E ti misero in cielo tra le stelle
Fosti Mito e resti
nel tempo della storia
Oggi non conosci più
la tua sposa
i tuoi figli
Sei siringa del tuo seme vitale
Non hai più cieli
né terre
né un Ade in cui riposare
Solo un’arena in cui morire
Uccide l’uomo i suoi miti
frantuma l’anima

AUDIOLIBRI – José Saramago / Il racconto dell’isola sconosciuta

José Saramago
Il racconto dell’isola sconosciuta
Lettura di Luigi Maria Corsanico

José de Sousa Saramago
O conto da ilha desconhecida, Assírio & Alvim, Lisbona, 1997
Il racconto dell’isola sconosciuta,
traduzione: Paolo Collo e Rita Desti, Einaudi, Torino, 1998

Oboe Concerto in C Major, KV 285d
Wolfgang Amadeus Mozart
Alexey Utkin, oboe

Divertimento No. 11, K.251
Wolfgang Amadeus Mozart
Amsterdam Baroque Orchestra
dir. Ton Koopman.