CESARE PAVESE – GENTE CHE NON CAPISCE

Ad alta voce / En voz alta

Gente che non capisce
“Lavorare stanca” è una raccolta di poesie dello scrittore Cesare Pavese pubblicata nel 1936.
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Nino Rota, musica da “Le Notti di Cabiria”
L’immagine del libro è di proprietà di:
Hassan Bogdan Pautàs
Cesare Pavese, Lavorare stanca, seconda edizione Einaudi del 1943. / @PaveseCesare

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Il video incriminato….

Questo è il video che ha scomodato esimi professori, accusandomi di “errori di dizione marchiani“, “propaganda dell’approssimativo“; “avere un blog configura una responsabilità civile“, “offende chi a torto o a ragione esercita il mestiere di attore. Si sente dotato…”, “…può essere che influisca l’esser cileno del nostro amico??? (italianissimo!) , “…il blog non luogo di diletto, ma di proposizione. Il giudizio apollineo del prof. Eco sul permesso che ogni fesso si dà nella rete di diffondere la propria fesseria, assolve la rete ma non l’uso che se ne fa. Diffondere l’approssimativo dunque è un peccato mortale…”, “ora ovunque si sente una sciatteria incredibile…” …  ecc. ecc.

Beh, che devo dire: chiedo perdono per aver osato registrare la mia voce, diffondendo il morbo orrendo della dizione sciatta, ma essendo un fesso, reo di peccato mortale, un povero coglione insomma, non mi rendevo conto del male che stavo causando…. Certo adesso è davvero molto difficile continuare questa mia insana passione, a sessantasei anni frequentare un corso di dizione sarebbe improbabile e poi… sono cileno, no?  Quindi…potrei limitarmi a copiare e incollare testi di poesie, pubblicare fotografie o dedicarmi al mio orto…. del resto le visite al mio blog sono di pochissimi affezionati e anch’essi forse ammorbati o semplicemente pietosi samaritani verso un demente che legge a voce alta… La cosa buffa è che tutte le critiche pesanti non sono avvenute nel mio blog, ma in quello di una persona iscritta al mio blog che mi aveva chiesto il permesso di pubblicare nel suo questa disgraziata lettura… forse anch’egli inconsapevolmente ammorbato dall’untore, che sarei io….Manzoni perdoni la mia scrittura oltre che la dizione…. Cosparso il capo di cenere lavica (qui i vulcani abbondano) chiedo perdono, sperando almeno nel Purgatorio!   ¡Hasta luego!

Luigi Maria

 

Nikolaj Gumilëv – Alberi

Nikolaj Gumilëv
Alberi
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Olga Della-Vos-Kardovskaya
Ritratto di Nikolaj Gumilëv e Anna Achmatova

“Prélude” di François Couperin
Advent Chamber Orchestra
Stephen Balderson al violoncello

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Io so che agli alberi e non a noi
data è grandezza di vita compiuta
su amorosa terra, sorella alle stelle,
noi siamo migranti, loro in patria.

In tardo autunno nei campi vuoti
bronzo-rossi tramonti, aurore
ambrate insegnano sfumature,
a loro, verdi popoli liberi.

Ci sono Mosé in mezzo alle querce,
Marie tra le palme… Le loro anime, certo
s’inviano l’un l’altra un tacito richiamo
con l’acqua, flusso nella tenebra smisurata.

E nel profondo della terra, sfaccettando diamanti,
frammentando granito, cinguettano veloci le fonti,
le fonti cantano, gridano ove s’è spezzato il faggio,
ove di foglie s’è rivestito il sicomoro.

Oh, trovassi un lido anch’io
dove poter non piangere né cantare,
in silenzio alzando nell’alto
innumerevoli decenni!