Giacomo Leopardi – Alla luna

Giacomo Leopardi – Alla luna, Canti XIV
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Antonio Bartolomeo Bruni (1757~1821)
Viola Sonata in E-flat major, Op. 27 No. 4
II. Romance : Adagio
Viola : Antonello Farulli
Harpsichord : Gabriele Micheli
Cello : Francesco Dillon

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Pagina dell’edizione Starita (Napoli, 1835) presso la Biblioteca Nazionale di Napoli. Il Poeta usò questa copia in suo possesso negli anni successivi (1835-1837) per apportarvi una serie di modifiche, correzioni e integrazioni.

Mario Benedetti – Volto di te / Rostro de vos

 Mario Benedetti
Volto di te
Traduzione di Martha L. Canfield
tratta da Mario Benedetti (L’amore, le donne e la vita),
Inventario, Poesie 1948-2000, Roma, Le lettere, 2001.
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Pablo Picasso, Mujer de blanco, 1923

Ho una solitudine
così affollata
così piena di nostalgie
e di volti di te
di congedi passati
o baci benvenuti
alla prima occasione
e in ultimo termine
ho una solitudine
così affollata
che posso organizzarla
come fosse un corteo
per colori
misure
e promesse
per epoche
per tatto
e per sapore
senza esitare
mi abbraccio alle tue assenze
che vengono e mi assistono
col mio volto di te
sono pieno di ombre
di notti e desideri
di molte risa e qualche
disappunto
i miei ospiti accorrono
giungono come sogni
con i loro rancori
l’assenza di purezza
io metto una scopa
dietro la porta
perché voglio stare solo
col mio volto di te
ma il volto di te
guarda da un’altra parte
con gli amorosi occhi
che non m’amano più
come viveri
che cercano la fame
guardano e guardano
e spengono il mio giorno
i muri se ne vanno
resta la notte
la nostalgia va via
non resta nulla
il mio volto di te
ormai chiude gli occhi
ed è una solitudine
tanto desolata.

 

 

MARIO BENEDETTI – ROSTRO DE VOS
El amor, las mujeres y la vida, 1995
Leído por Luigi Maria Corsanico

Pablo Picasso, Mujer de blanco, 1923
Ólafur Arnalds – This Place is a Shelter

Benjamin Fondane – È a voi che parlo

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 Benjamin Fondane

È a voi che parlo
(B. Fondane, Le mal des fantômes, cit., Préface en prose, pp. 151-153)
voce recitante: Luigi Maria Corsanico

Horowitz plays Wagner-Liszt Isolde’s Liebestod.
Menashe Kadishman, Fallen Leaves, in mostra al museo del giudaismo di Berlino.
Gustav Klimt – La morte e la vita (1908, Vienna, collezione privata)

Benjamin Fondane (14 novembre 1898, Iași, Romania – 2 ottobre 1944, Campo di concentramento di Auschwitz, Oświęcim, Polonia) è un uomo dalle tre anime e dalle tre identità: ebrea, rumena, francese, alle quali corrispondono i suoi tre nomi: Wechsler, Fundoianu,Fondane.
Scrittore, poeta e filosofo, saggista, drammaturgo e cineasta, i suoi scritti sono sofferti tentativi di restituire all’uomo una libertà perduta e una riflessione sul destino dello stesso. Nel 1923 si trasferisce in Francia, dove pubblica Rimbaud le voyou (1933), La Coscience malheureuse (1936), Faux traité d’esthétique(1938) e Baudelaire et l’expérience du gouffre (1942). Tra il 1943 e il 1944 lavora al poema Le Mal des fantômes; con questo titolo sarà poi designata tutta la sua esperienza poetica. Nel 1944 viene arrestato dalla polizia francese e condotto nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau insieme alla sorella Lina. Con lei condividerà la sua tragica fine.

André Montagne, sopravvissuto, ricorda gli ultimi giorni che Fondane passò all’infermeria di Auschwitz.
“Mi ricordo molto chiaramente come camminava attraverso le fila dei letti, con una coperta sulle spalle e sotto una camicia scadente […], facendo visita ai suoi amici francesi ospedalizzati come lui. Egli rimaneva, tuttavia, molto dignitoso, raccontava i suoi ricordi letterari, discuteva della situazione internazionale, esattamente come se si fosse trovato a Parigi in un salone, in mezzo ai suoi amici. A volte, saliva sul suo letto, vi si sedeva e parlavamo a lungo. […] Due giorni più tardi, il lunedì 2 ottobre, nel pomeriggio, dei camion vennero a cercarli. Restavano solo gli israeliti; gli ariani erano stati rinviati nel campo, al loro lavoro. Pioveva. All’appello del loro nome, uscivano l’uno dopo l’altro e salivano sui camion. Erano settecento. Vidi Fondane uscire dal blocco, passare molto dritto davanti alle SS, mentre chiudeva il bavero della giacca per preservarsi dal freddo e dalla pioggia, montare sul camion. L’uno dopo l’altro, pesantemente carichi, i camion partirono verso Birkenau. Due ore più tardi i nostri compagni venivano gassati.” (A. Montagne, Les derniers jours de Benjamin Fondane, in Les Lettres Françaises, 26 aprile 1946, riprodotto in Non Lieu, 1978.)

“Anche, e soprattutto, ad Auschwitz, la scrittura, il suo ricordo, la sua trasmissione, la sua partecipazione ad altri, diventano ultimo, strenuo, baluardo contro la barbarie, esile diga che contenga il disfacimento e la perdita completa di sé stessi, inghiottiti dai segni di un numero anonimo e dal buio.”
Fonte: Alice Gonzi. «Benjamin Fondane, la poesia e il grido». Dialegesthai. Rivista telematica di filosofia.
http://mondodomani.org/dialegesthai/ago02.htm

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“È a voi che parlo, uomini degli antipodi,
parlo da uomo a uomo,
con il poco che in me rimane dell’uomo,
con il poco di voce che mi rimane in gola,
il mio sangue è sulle strade, possa esso, possa esso
non gridare vendetta!
L’hallali è dato, le bestie sono braccate,
lasciate che vi parli con queste stesse parole
che condividemmo –
resta poco di intelligibile!
Un giorno verrà, è sicuro, in cui la sete sarà placata,
noi saremo al di là del ricordo, la morte
avrà ultimato i lavori dell’odio.
Io sarò un ciuffo di ortica sotto i vostri piedi,
– ebbene, allora sappiate che avevo un viso
come voi. Una bocca che pregava, come voi.
Quando la polvere entrava, o anche un sogno,
nell’occhio, questo occhio piangeva un po’di sale. E quando
una spina cattiva graffiava la mia pelle,
colava un sangue rosso come il vostro!
Certo, proprio come voi ero crudele, avevo
Sete di tenerezza, di potenza,
d’oro, di piacere e di dolore.
Proprio come voi ero cattivo e angosciato
solido nella pace, euforico nella vittoria,
e titubante, stravolto, nell’ora dello scacco!
Sì, sono stato un uomo come gli altri uomini,
nutrito di pane, di sogno, di disperazione. Eh sì,
ho amato, ho pianto, ho odiato, ho sofferto,
ho comprato dei fiori e non ho sempre
pagato la mia rata. La domenica andavo in campagna
a pescare, sotto lo sguardo di Dio, dei pesci irreali,
facevo il bagno nel fiume
che cantava fra i giunchi e mangiavo delle patatine fritte
la sera. Dopo, dopo rientravo a coricarmi
stanco, il cuore lasso e pieno di solitudine,
pieno di pietà per me,
pieno di pietà per l’uomo,
cercando, cercando invano in un grembo di donna
questa pace impossibile che abbiamo perso
un attimo fa, in un grande frutteto in cui cresceva,
al centro, l’albero della vita…
Ho letto come voi tutti i giornali, tutti i libri,
e non ho capito niente del mondo
niente dell’uomo,
per quanto mi sia capitato spesso di sostenere il contrario.
E quando la morte, la morte è arrivata, forse
ho fatto finta di sapere cos’era ma ora
vi posso davvero dire
che mi è entrata negli occhi stupiti,
stupiti di capire così poco –
magari voi avete capito meglio di me?

Eppure, no!
Non ero un uomo come voi.
Non siete nati sulle strade,
nessuno ha gettato nella fogna i vostri piccoli
come gatti ancora senz’occhi,
non avete errato di città in città
braccati dalle polizie,
non avete conosciuto le catastrofi all’alba,
i carri bestiame
e il singhiozzo amaro dell’umiliazione,
accusati di un delitto che non avete compiuto,
di un assassinio di cui manca ancora il cadavere,
cambiando nome e volto,
per non portar con sé un nome schernito,
un volto che aveva servito a tutti
da oggetto di sputo!
Verrà un giorno, senza dubbio, in cui il poema letto
Si troverà davanti ai vostri occhi. Esso non domanda
Niente! Dimenticatelo, dimenticatelo! Non è
Che un grido, che non si può mettere in un poema
Perfetto, avevo forse il tempo di finirlo?
Ma quando calpesterete quel ciuffo di ortiche
Che ero stato io, in un altro secolo,
in una storia che per voi sarà desueta,
ricordatevi solo che ero innocente
e che, come voi, mortali di quel giorno,
avevo avuto, anch’io, un volto segnato
dalla collera, dalla pietà e dalla gioia,
un volto d’uomo, semplicemente! “

d’Annunzio – L’ONDA

d’Annunzio – L’ONDA (Romena, 22 agosto 1902)
ALCYONE
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Claude Debussy da “La Mer”
Immagini di L.M.Corsanico

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Nella cala tranquilla
scintilla,
intesto di scaglia
come l’antica
lorica
del catafratto,
il Mare.
Sembra trascolorare.
S’argenta? s’oscura?
A un tratto
come colpo dismaglia
l’arme, la forza
del vento l’intacca.
Non dura.
Nasce l’onda fiacca,
súbito s’ammorza.
Il vento rinforza.
Altra onda nasce,
si perde,
come agnello che pasce
pel verde:
un fiocco di spuma
che balza!
Ma il vento riviene,
rincalza, ridonda.
Altra onda s’alza,
nel suo nascimento
più lene
che ventre virginale!
Palpita, sale,
si gonfia, s’incurva,
s’alluma, propende.
Il dorso ampio splende
come cristallo;
la cima leggiera
s’aruffa
come criniera
nivea di cavallo.
Il vento la scavezza.
L’onda si spezza,
precipita nel cavo
del solco sonora;
spumeggia, biancheggia,
s’infiora, odora,
travolge la cuora,
trae l’alga e l’ulva;
s’allunga,
rotola, galoppa;
intoppa
in altra cui ‘l vento
diè tempra diversa;
l’avversa,
l’assalta, la sormonta,
vi si mesce, s’accresce.
Di spruzzi, di sprazzi,
di fiocchi, d’iridi
ferve nella risacca;
par che di crisopazzi
scintilli
e di berilli
viridi a sacca.
O sua favella!
Sciacqua, sciaborda,
scroscia, schiocca, schianta,
romba, ride, canta,
accorda, discorda,
tutte accoglie e fonde
le dissonanze acute
nelle sue volute
profonde,
libera e bella,
numerosa e folle,
possente e molle,
creatura viva
che gode
del suo mistero
fugace.
E per la riva l’ode
la sua sorella scalza
dal passo leggero
e dalle gambe lisce,
Aretusa rapace
che rapisce le frutta
ond’ha colmo suo grembo.
Súbito le balza
il cor, le raggia
il viso d’oro.
Lascia ella il lembo,
s’inclina
al richiamo canoro;
e la selvaggia
rapina,
l’acerbo suo tesoro
oblía nella melode.
E anch’ella si gode
come l’onda, l’asciutta
fura, quasi che tutta
la freschezza marina
a nembo
entro le giunga!
Musa, cantai la lode
della mia Strofe Lunga.

(Romena, 22 agosto 1902)

Enrico Toso – Il filo di Zlata

ENRICO TOSO
IL FILO DI ZLATA © 2016
Romanzo
IBISKOS EDITRICE RISOLO
Lettura di alcuni passi del romanzo, voce di Luigi Maria Corsanico

Immagine di Edgar Caracristi ©

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Il filo di Zlata ©2016

Luigi, studente di ingegneria, prende il treno per trascorrere il Capodanno 1969/70 in Cecoslovacchia presso la famiglia di Zlata, una ragazza slovacca di cui si è innamorato e che ha conosciuto in Istria l’estate precedente.
Durante il viaggio in treno e la permanenza in quel paese incontra vari personaggi con cui instaura rapporti di conoscenza, che inducono a riflessioni sulla vita e sugli avvenimenti di quel periodo, composti e ricomposti dal suo vissuto nel solco dell’amore, dell’amicizia e degli ideali in cui crede.
Alla fine Luigi scopre che il suo è un viaggio particolare, perché ha qualcosa di irrisolto che lo tormenta.

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Enrico Toso nasce a Padova nel 1950. Dopo la laurea in Ingegneria chimica si trasferisce in Trentino, dove attualmente risiede. è stato dirigente della Provincia Autonoma di Trento nel settore della protezione ambientale. Attualmente si dedica alla lettura, alla scrittura e alla musica. Ha già pubblicato un primo romanzo dal titolo Unico. Si diletta a comporre poesie e a leggere in pubblico in occasione di avvenimenti e inaugurazioni artistiche. E’ socio dell’Associazione culturale “Il furore del libri” di Rovereto.

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Non c’è pace sulla Terra…

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Chile afronta la peor ola de incendios de su historia; pide ayuda internacional.

In questa estate 2016-2017, cinque regioni del centro-sur interessate da circa 2.600 incendi per più di 120.000 ettari distrutti; ancora attivi in questo momento 36 incendi. Decretato lo stato di catastrofe nelle Regioni di O’Higgins e del Maule e di emergenza nelle Regioni Bio-Bio, Araucania e Los Lagos.

Richesta di aiuti internazionali a Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina, Brasile, Utuguay e Perù. 

Fortissimi venti e temperature medie intorno a 37/38 gradi tornano ad alimentare anche quegli incendi che erano appena stati domati. La polvere incendiaria si propaga con una una velocità impressionate, in minuto può distruggere un ettaro di terreno.

fonte: http://oaxacahoy.com/2017/01/chile-afronta-la-peor-ola-de-incendios-de-su-historia-pide-ayuda-internacional/

Molti scienziati affermano che le vastissime aree adibite a coltivazione dell’eucalipto – ( che non è una specie autotoctona, ma introdotta durante la dittatura di Pinochet, che stabilì accordi commerciali con gli Stati Uniti, principali importatori di questo legname, in quanto lo sviluppo è molto più rapido in Chile che nel nord America, 40 anni contro 20) – richiede una quantità di acqua impressionante, circa 200 litri al giorno per pianta; questo provoca la secchezza del suolo e rende il  territorio più vulnerabile all’attacco degli incendi. Ovviamente questa situazione viene taciuta dai principali mezzi di informazione, ancora asserviti ai centri di potere, neanche poi tanto occulti, che in realtà governano il Paese.

fonte: http://www.radiodelmar.cl/2016/01/impresionante-video-muestra-la-gran-cantidad-de-agua-que-consumen-los-eucaliptus/#

[…] Otra cualidad de los eucaliptos glóbulus es su raíz pivotante, es decir, una raíz crecida de manera vertical, capaz de enterrarse a varios metros de profundidad en busca de agua y nutrientes. De acuerdo a los autores del informe “Distribucion y cantidad de biomasa de raices finas en plantaciones clonales de Eucalyptus Globulus“, se ha reportado en árboles de 10 años de edad una raíz pivotante de 4.2 metros de profundidad. De este modo, aunque se haya secado un curso superficial de agua, los eucaliptos pueden seguir abasteciéndose y creciendo…… Estos son algunos de los factores agravantes de la sequedad de nuestro territorio, vulnerable a la ignición. Por otra parte, también contribuyen a explicar la pauperización de nuestra comunidad, considerando que la imposibilidad de desarrollar agricultura, ganadería y recolección de subsistencia, producto del consumo hídrico y la erosión provocada por los monocultivos forestales, ha encarecido los alimentos, empobreciendo nuestra dieta. […]

Hasta la NASA cachó el humo de los incendios en Chile

http://www.lacuarta.com/noticia/nasa-cacho-humo-incendios/

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