Federico García Lorca – L’ombra della mia anima

registrazioni del 6 luglio 2016

Federico García Lorca
L’ombra della mia anima
da:
GARCÍA LORCA
Poesie
Libro de poemas – Suites
a cura di Claudio Rendina
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Francisco Tárrega
Studio in mi minore
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L’ombra della mia anima
fugge in un tramonto di alfabeti,
nebbia di libri e di parole

L’ombra della mia anima!

Sono giunto alla linea dove ha termine
la nostalgia,
la goccia di pianto si muta
in alabastro di spirito.

(L’ombra della mia anima!)

Il nodo, del dolore
si scioglie,
ma resta la ragione e la sostanza
del mio vecchio mezzogiorno di labbra
del mio vecchio mezzogiorno
di sguardi.

Un labirinto oscuro
di stelle affumicate
confonde il mio sogno
che è come illanguidito.

L’ombra della mia anima!

E un’allucinazione
dispone gli sguardi.
Vedo dissolversi
la parola amore.

Usignolo mio!
Usignolo!
Ancora canti?

Madrid, dicembre 1919

 

Federico García Lorca
La sombra de mi alma
Libro de poemas
Diciembre de 1919, Madrid

Leído por Luigi Maria Corsanico

Francisco Tárrega
Estudio en Mi menor
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La sombra de mi alma
huye por un ocaso de alfabetos,
niebla de libros
y palabras.

¡La sombra de mi alma!

He llegado a la línea donde cesa
la nostalgia,
y la gota de llanto se transforma
alabastro de espíritu.

(¡La sombra de mi alma!)

El copo del dolor
se acaba,
pero queda la razón y la sustancia
de mi viejo mediodía de labios,
de mi viejo mediodía
de miradas.

Un turbio laberinto
de estrellas ahumadas
enreda mi ilusión
casi marchita.

¡La sombra de mi alma!

Y una alucinación
me ordeña las miradas.
Veo la palabra amor
desmoronada.

¡Ruiseñor mío!
¡Ruiseñor!
¿Aún cantas?

 

Diciembre de 1919, Madrid

MASSIMO BOTTURI – PIRATI

 

Massimo Botturi ©
PIRATI
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Opera pittorica di Edgar Caracristi ©

Denis Azabagic / Prelude 4, Heitor Villa Lobos

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PIRATI©  di Massimo Botturi
  da qui: https://massimobotturi.wordpress.com/2017/08/13/pirati/

Maria era sempre incinta.
Gridava come i corvi tra gli alberi
a noi tutti, venuti a far la conta
in quell’angolo di casa
da dove usciva odore di arrosto, e rosmarino.
Le ho vedute
le isole ancorate più a largo di Milano
i caseggiati mezzi scrostati, e poi i ponteggi
mangrovie dove uomini nudi vecchio Sud
tingevano le mura di cielo.
Ho visto i mari
i suoi caleidoscopi nel pozzo
e seppellito, nel cuore di un’amica la mappa del tesoro.
Son stato capitano di spada e di robinia
spesso solo, fino al tramonto d’ogni speranza
d’ogni indugio.
Ho fatto buona pesca di api e di mosconi
in laghi di mastelli di zinco. E avuto figli
sparati per il mondo come rondoni bianchi.
Ho amato donne in porti d’Oriente
e seta, e spezie
catene per remare fino alla consunzione.
Amanti più segrete di me, e ne ho goduto
piangendole svuotando le tasche ai poliziotti
a certi mal mostosi viziati di città
venuti per vedere noi poveri, Pirati.
Bendati alle brutture del mondo
generosi, quando si tratta di fare tardi.
Ho avuto male
dissenterie da dodici mesi, febbri gialle
ragazze azzurre senza mutande
preti e ostie; timore solamente di Dio
e di morte scura. Quella che prese Peppino
un dì di marzo
dopo aver tanto tossito e poi pregato
che mamma lo venisse a pigliare.
Si, vi giuro
vi giuro che ho condotto anche io grandi velieri
nel ventre di un cortile assolato dell’infanzia.

Salvatore Quasimodo – Uomo del mio tempo – “Hai ucciso ancora, come sempre…”

registrazione del 3 marzo 2017

 

attentato-barcellona

Barcelona, hoy

Salvatore Quasimodo
Uomo del mio tempo
da : “Giorno dopo giorno”
Mondadori /Collana I poeti dello “Specchio”
Febbraio del 1947
con introduzione di Carlo Bo.

Lettura di Luigi Maria Corsanico 

Immagini da Aleppo bombardata

Bruno Maderna: Requiem, per soli, coro e orchestra (1946)

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Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Guy de Maupassant – Solitudine

registrazione del 3 giugno 2016

 

Guy de Maupassant
Solitudine
(·Solitude, dans Le Gaulois, 31 mars 1884·1886 – Solitude, dans le recueil Monsieur Parent)
Racconti e novelle, «I millenni» in 3 volumi, Torino: Einaudi editore (trad. Gioia Angiolillo Zannino, Viviana Cento, Ornella Galdenzi e Clara Lusignoli), 1968.
Interpretato da Luigi Maria Corsanico

Tutte le immagini sono di proprietà dei rispettivi autori.
Fotografie:
Gyula Halász, conosciuto con lo pseudonimo di Brassaï (Brașov, 9 settembre 1899 – Èze, 8 luglio 1984)

Erik Satie: Gymnopedie 1,2,3 Gnossienne 1,2,3,4
Pascal Roge: Piano

Eugenio Preta – Mi soffoca il vento dal lido

registrazione del 4 gennaio 2016

Eugenio Preta
Mi soffoca il vento dal lido ©
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Max Reger
Kleine Romanze
Laura de Lange, piano & Jascha Albracht, cello.

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Mi soffoca il vento dal lido
e affanna
mulinelli d ‘acque
sullo scoglio
Invincibile all’onda
e quando spira ancora stagione
ai ritorni avvezza,
nelle assenze confermate
dal tempo implacabile,
E tracce ormai smarrite
si tuffano
nella sabbia dei bassi fondali
tra gli scalmi alla marina ,
E odori di arance e ombre di sicomori
Indovino
dove cauto avanza il piede
tra pietre ribollenti di salnitro
e danze di piazze deserte
nel silenzio infinito
di nuvole ancora basse
all’orizzonte calante di luce.