Amina Narimi – C’è altra luce

Amina Narimi
C’è altra luce
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Photo: Asher Svidensky

Arild Andersen- Maria Pia De Vito – Paolo Fresu – Hyperborean (excerpt)

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C’È ALTRA LUCE

Un’acqua limpida mescola i sapori
dentro il cesto nero. C’è altra luce:
un pescatore taglia le sue cime
con i denti infila gli ami.
Le mani calme emergono dal buio,
un canto a bocca chiusa.
Difficile non piantarsi nel suo cuore,
con un muscolo infinito, nell’ascolto.
C’è calore_
che trapela ai bordi
dei suoi cespugli rossi,
un borgo intatto, la processione delle luci,
le pezze bianche a notte,
tra i sentieri stretti dell’estate
_una lievissima sorgente di calore
nel buio immacolato,
che gravita, che bagna~
dove il tempo si ferma velocissimo,
a caccia dello strappo,
con la forza misteriosa che diffonde
tra la lingua di ogni giorno e le sue mani

Orazio Nastasi – Pare a volte…

Orazio Nastasi ©
Pare a volte…
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Foto di Yyliya Sirovaya ©

Abel Korzeniowski – Satin Birds

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Pare a volte che per la casa si aggiri
un brusio sottile e intricato
come la luce pulviscolare
per una fessura della calura estiva.
Si dà il caso che ciò avviene
dove la scrivania di noce e cristallo
accoglie parole e carte
e sopra di me volano le ombre
e il garbuglio dei giorni non finisce mai
di stupire
come il sole nella madreperla
più di ogni cosa fragile e bella,
quasi come un amore felice.
Non sono i muri
né i mogani che passeggiano per le stanze
e nemmeno gli antichi palazzi della città alle pareti.
Né sussurri di piante che si rispondono,
ma echi di voci
quasi del tutto sfinite
e però ferme in un luogo protetto
dove ancora inciampo
e chiedo un cucchiaio di miele
e un’uscita dalle ore pesanti.

 

Orazio Nastasi©
Tutti i diritti riservati ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e s.m.i.

Enrico Toso – Poesie

Enrico Toso – Poesie ©
– Amami
– L’alba
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Matthew Halsall- Together (excerpt)

Pictorialist images

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Amami

Amami sulla sabbia del tempo
La clessidra ha la forma del tuo corpo
Amami sotto il sole primordiale
Il tuo corpo è ombra del mio
Amami al riflesso della luna
Il fuoco attende l’alba del tuo risveglio
Amami sul prato d’erba
Il fiore si apre alla rugiada dei tuoi occhi
Amami sulla riva del fiume
Scivolerò nella cascata dei tuoi capelli
Amami nel folto degli alberi
Sarò fauno nel bisbiglio delle foglie
Amami tra rovi e spine
sarò sangue che coagula
grumo che protegge
cicatrice che segna e ricorda
Amami, ché amandoti saremo amore

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L’alba

Sentirò il battito delle ciglia
Che spremono lacrime
Sentirò l’amaro sale
Sulle secche labbra
Aperte all’urlo che non fugge
Nella gola chiusa dal nodo
Che stringe le mani sul capo
Incartapecorito dolore il viso
Canali del tempo le rughe
Reticolano il cammino
Nodoso corpo tenderà l’alba della notte
Troverò pace nei tuoi occhi
Che guardano il vuoto dei miei giorni

Cesare Pavese – Di salmastro e di terra

Da oggi riprendo le registrazioni delle mie letture ad alta voce, grazie di cuore a quanti mi hanno sostenuto in questi mesi di forzato silenzio.

Cesare Pavese
Di salmastro e di terra [15 novembre 1945]
da “La terra e la morte” (1945-1946),
in “Cesare Pavese, Poesie del disamore”, Einaudi, Torino, 1951

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Foto di Ann Skuld, rielaborata
Erik Satie – Caresse – John White

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Di salmastro e di terra
è il tuo sguardo. Un giorno
hai stillato di mare.
Ci sono state piante
al tuo fianco, calde,
sanno ancora di te.
L’agave e l’oleandro.
Tutto chiudi negli occhi.
Di salmastro e di terra
hai le vene, il fiato.
Bava di vento caldo,
ombre di solleone −
tutto chiudi in te.
Sei la voce roca
della campagna, il grido
della quaglia nascosta,
il tepore del sasso.
La campagna è fatica,
la campagna è dolore
Con la notte il gesto
del contadino tace.
Sei la grande fatica
e la notte che sazia.
Come la roccia e l’erba,
come terra, sei chiusa;
ti sbatti come il mare.
La parola non c’è
che ti può possedere
o fermare. Cogli
come la terra gli urti,
e ne fai vita, fiato
che carezza, silenzio.
Sei riarsa come il mare,
come un frutto di scoglio,
e non dici parole
e nessuno ti parla.

 

Jorge Luis Borges – Amorosa anticipación

Grabado el día 21 de diciembre del 2015

Jorge Luis Borges – Amorosa anticipación
de “Jorge Luis Borges, Luna de Enfrente”,
Proa, Buenos Aires, 1925
Leído por Luigi Maria Corsanico

Imágenes:
Julia Margaret Cameron
Alfred Cheney Johnston
Robert Demachy

Medieval Minstrel Music by Derek Fiechter
English Bard

Ni la intimidad de tu frente clara como una fiesta
ni la costumbre de tu cuerpo, aún misterioso y tácito y de niña,
ni la sucesión de tu vida asumiendo palabras o silencios
serán favor tan misterioso
como el mirar tu sueño implicado
en la vigilia de mis brazos.
Virgen milagrosamente otra vez por la virtud absolutoria del sueño,
quieta y resplandeciente como una dicha que la memoria elige,
me darás esa orilla de tu vida que tú misma no tienes,
Arrojado a quietud
divisaré esa playa última de tu ser
y te veré por vez primera, quizá,
como Dios ha de verte,
desbaratada la ficción del Tiempo
sin el amor, sin mí.

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Amorosa anticipazione

Luna di fronte (Luna de enfrente 1925), a cura di Domenico Porzio e Hado Lyria

Nè l’intimità della tua fronte chiara come una festa
nè l’abitudine del tuo corpo, ancora misterioso e tacito e da bambina,
nè la successione della tua vita assumendo parole o silenzi
saranno favore tanto misterioso
come guardare il tuo sonno implicato
nella veglia delle mie braccia.
Vergine miracolosamente un’altra volta per la virtù assolutoria del sonno,
quieta e splendente come una felicità che la memoria sceglie,
mi darai quella sponda della tua vita che tu stessa non hai.
Gettato alla quiete,
scorgerò quella spiaggia ultima del tuo essere
e ti vedrò per la prima volta, forse,
come Dio deve vederti,
sbaragliata la finzione del Tempo,
senza l’amore, senza di me.

 

 

VIAGGI di Laura Pezzola ©

REGISTRAZIONE DELL’ 11 GIUGNO 2016

Laura Pezzola
VIAGGI ©
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Opera pittorica di Edgar Caracristi ©

Scriabin 24 Preludes Op11 – No15 in D flat major
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VIAGGI ©

Sono tutte nella mente
le mappe dei miei viaggi
ghiacciai che muovono il gelo
strade di cemento e pioggia
da rampicare nel verde
nel pugno stringo le sementi
e nello zaino nuvole essiccate
da usare in assenza di pioggia.
La mappa è reticolo negli occhi
a volte percorro viali di capitoli brevi
a volte autostrade di svincoli,
rimandi, note a margine.
I viaggi pretendono partenze
rettifili da seguire con devozione
fino agli orizzonti larghi
dove si stagliano case e angoli convessi.
Nei viaggi la frequenza è costante
per non trascurare le virgole
consumo parole a fiotti
– ognuno ha le proprie –
le mie le ho strappate agli ulivi
fissate con chiodi e tralicci
carpite a piccoli morsi.
Intanto i giorni decrescono
come pozzanghere
dopo lo scroscio.