Franco Fortini – vice veris

Franco Fortini
vice veris
da “Foglio di via e altri versi”, Einaudi, Torino, 1946
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Sergej Rachmaninov, Elegie Op. 3 No. 2
Emre Oztek´(excerpt)

immagini dal web di proprietà degli autori

******************************************

vice veris

Mai una primavera come questa
È venuta sul mondo. Certo è un giorno
Da molto tempo a me promesso questo
Dove tutto il mio sguardo si fa eguale
Ai miei confini, riposando; e quanta
Calma giustizia nel pensiero è in fiore
Quanta limpida luce orna il colore
Delle ombre del mondo. Ora conosco
Perché mai dagli inverni ove a fatica
Si levò questo esistere mio vivo
M’è rimasto quel nome, che mi scrivo
Su quest’aria d’aprile, o sola antica
E perduta e oltre il pianto sempre cara
Immagine d’amore mia compagna.

Cesare Pavese – Mattino

Cesare Pavese
Mattino  [9-18 agosto 1940]
da “Le poesie aggiunte”, in “Lavorare stanca”,
Einaudi, Torino, 1998

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Nino Rota, Nadia

***************************************

La finestra socchiusa contiene un volto
sopra il campo del mare. I capelli vaghi
accompagnano il tenero ritmo del mare.

Non ci sono ricordi su questo viso.
Solo un’ombra fuggevole, come di nube.
L’ombra è umida e dolce come la sabbia
di una cavità intatta, sotto il crepuscolo.
Non ci sono ricordi. Solo un sussurro
che è la voce del mare fatta ricordo.

Nel crepuscolo l’acqua molle dell’alba
che s’imbeve di luce, rischiara il viso.
Ogni giorno è un miracolo senza tempo,
sotto il sole: una luce salsa l’impregna
e un sapore di frutto marino vivo.

Non esiste ricordo su questo viso.
Non esiste parola che lo contenga
o accomuni alle cose passate. Ieri,
dalla breve finestra è svanito come
svanirà tra un istante, senza tristezza
né parole umane, sul campo del mare.

Charles Baudelaire – XIV L’uomo e il mare

Charles Baudelaire
I fiori del male
1857 – 1861
Traduzione di Marcello Comitini

© 2016 – Tutti i diritti riservati Comitini Marcello
Edizioni Caffè Tergeste

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Richard Wagner
Parsifal, Overture (excerpt)

**************************************

I FIORI DEL MALE
SPLEEN E IDEALE

XIV
L’uomo e il mare

Uomo libero, sempre amerai il mare!
È il tuo specchio il mare: ti contempli l’anima
nell’ infinito muoversi della sua lama.
E il tuo spirito non è abisso meno amaro.
Divertito ti tuffi in seno alla tua immagine,
l’abbracci con lo sguardo, con le braccia e il cuore
a volte si distrae dal proprio palpitare
al bombo di quel pianto indomabile e selvaggio.
Siete discreti entrambi, entrambi tenebrosi:
sconosciuto, uomo, il fondo dei tuoi abissi,
sconosciute, mare, le tue ricchezze intime,
tanto gelosamente custodite i segreti!
E tuttavia ecco che vi combattete
da infiniti secoli senza pietà né rimorso,
a tal punto amate le stragi e la morte,
o lottatori eterni, o fratelli implacabili!

Erri De Luca – Considero valore

Erri De Luca
Considero valore
da “Opera sull’acqua e altre poesie” – Einaudi, 2002
Lettura di Luigi Maria Corsanico

“Los Sueños”, Astor Piazzolla (Guitarra:Toni Iñiguez)

Fotografia : L.M. Corsanico

*********************************************

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente
e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

Laura Chiarina – D’Infinito in terra

Laura Chiarina ©
D’Infinito in terra
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Auguste Rodin, “La mano di Dio”, 1898

Pyotr Ilyich Tchaikovsky
Denis Matsuev , The Seasons (June) – Barcarolle – (excerpt)

******************************************

Laura Chiarina ©
D’Infinito in terra

Fu sobbalzo
d’Infinito in terra
la nostra conoscenza
in parole
dove annidò silenzio
sigillammo
l’uno dell’altra
il tempo trascorso

e valse solo la tempesta
che può sciupare
o magnificare nella folgore
l’attimo crudo
tra luce e buio

– in quello squarcio
il nostro desiderio disperato
il nostro amore nudo e perfetto –

Orazio Nastasi – Se l’ami

Orazio Nastasi ©
Se l’ami
Lettura di Luigi Maria Corsanico

William-Adolphe Bouguereau : Etude de Tete de Femme Blonde de Face,1898

Silvius Leopold Weiss – Allemande from Sonata 34 in E Minor (excerpt)

*********************************************

Se l’ami
guardala negli occhi
con tale forza da sollevarla
dal peso dell’argilla
e annodale i capelli tra le tue mani
come t’avesse catturato
una sirena.
Non dirle mai t’amo
senza la luce delle parole.
Soprattutto quando le ombre
solcano il suo volto
e l’inquietudine si fa strada.
Così,
quando la vedi pensare a ore intricate
per i sogni che cadono
e le vertigini che s’acquietano,
cambia di cuore e sfiorala
come un delicato e subito
apparire di luna all’orizzonte
perché torni a ridere e
a illuminar la casa.
Se l’ami
non smettere di amarla
sempre con il suo nome
nei tuoi occhi.

Orazio Nastasi©

Poesie – Traduzioni e versioni di Paolo Statuti

Poesie
Traduzioni e versioni di Paolo Statuti ©
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Dipinto di Paolo Statuti

Il blog di Paolo Statuti :  https://musashop.wordpress.com/

00:18 Cyprian Kamil Norwid, A Verona
01:09 Bolesław Leśmian, Trasformazioni
03:08 Thomas Moore, Credimi, se tutti i tuoi diletti incanti…
04:21 Boris Pasternak, Definizione della poesia
05:26 Jan Lechoń, L’incontro

Gabriel Fauré – Pavane in F-sharp minor Op. 50

******************************************************

Cyprian Kamil Norwid  (Laskowo-Głuchy, 24 settembre 1821 – Parigi, 23 maggio 1883)

A Verona

Dei Capuleti e dei Montecchi le magioni,
Slavate dalla pioggia, squassate dai tuoni,
L’occhio mite dell’azzurro osserva.
Si posa sui ruderi dei manieri avversi,
Dei giardini scorge i cancelli riversi,
E lascia piovere una stella.
I cipressi dicono che per Giulietta,
Che per Romeo, una lacrima da un pianeta
Cade, e nelle tombe discende;
Ma la gente dice, e dice accortamente,
Che non sono lacrime, ma pietre,
E che nessuno le attende!

 

Bolesław Leśmian (Varsavia, 22 gennaio 1877 – Varsavia, 7 novembre 1937)

Trasformazioni

Soffocante era il buio e di brama – una morsa,
E il fiordaliso, schiarito da un lampo muto,
Trafisse le pupille ad un capriolo in corsa
Nel bosco, sorpreso da un occhio sconosciuto –
E il fiore, azzurrandolo, saltava capriolamente,
E alla fiordaliso guardava il mondo avidamente.

Un papavero, là, nel campo senza fine
Si scoprì, e con un grido privo di suono
Si trasanguò in un gallo in piume porporine,
E la scarlatta cresta scosse con frastuono,
E cantò nella notte con terrore insano,
Fino all’eco dei galli veri da lontano.

L’orzo, indoratosi d’anelito addensato,
Rizzò le spighe dalla rabbia avvelenate,
Si traschiacciò scricchiando in un riccio dorato,
E corse via pungendo verdi barricate,
Guaì, e ai fiori tenne il broncio, inciprignito,
E nessuno saprà mai ciò che ha visto e sentito.

Ed io – per quale ortica or l’anima mi brucia,
E tra i campi, furtive, le mie gambe vanno?
Perché ora i fiori mi guardan con sfiducia?
Forse qualcosa oscura di me – chissà – sanno?
Che ho fatto per premermi le mani sulla testa?
Chi ero quella notte di cui più nulla resta?

 

Thomas Moore (Dublino, 28 maggio 1779 – Sloperton, 25 febbraio 1852)

Credimi, se tutti i tuoi diletti incanti…

Credimi, se tutti i tuoi diletti incanti
Che oggi ammiro sì teneramente,
Domani si rivelassero infranti,
Per magia d’una fata, di repente,
Saresti ancora adorata come adesso.
Se la tua grazia dovesse svanire,
Ogni mio desìo come verde amplesso
Ti farebbe di nuovo rifiorire.

Non quando possiedi gioventù e beltà
E mai versi una lacrima amara,
Si riconosce l’ardore e la fedeltà
Dell’anima cui sarai ognor più cara:
No, chi ama davvero ignora l’oblio,
E ama sempre fino all’ultima ora,
Come il girasole rivolge al suo dio
Lo stesso sguardo al tramonto e all’aurora.

 

Boris Leonidovič Pasternak (Mosca, 10 febbraio 1890 – Peredelkino, 30 maggio 1960)

Definizione della poesia

E’ il fischio sparso all’improvviso,
Il crepitìo dei ghiaccioli,
La notte che gela la foglia,
Il duello di due usignoli.
E’ il pisello inselvatichito,
Il pianto del cielo nei baccelli,
Figaro dai leggii e dai flauti
Che sulle aiole cade a granelli.
E’ tutto ciò che alla notte importa
Trovare nei fondali profondi,
E una stella portare nel vivaio
Sui palmi bagnati e tremebondi.
Più piatta d’una tavola è l’afa,
Il firmamento è sommerso di ontano,
Alle stelle si addice ridere,
Ma l’universo è sordo e lontano.
1917

 

Jan Lechoń  (Varsavia, 13 marzo 1899 – New York, 8 giugno 1956)

L’incontro
A Maria Bogdzinska

Oggi in questa notte, insonne e abbandonato,
Tra i raggi lunari, spinto da un soffio strano,
Non so come a Ravenna mi son ritrovato
E ho visto ciò che da tempo sognavo invano.

Le note d’un flauto da una finestra vicino,
La brezza che porta un profumo inebriante –
Ed io come tra mistici fiori cammino,
Sotto la celeste cupola scintillante.

“Sarà pago chi beve alla divina fonte!”
Ho chiuso gli occhi come chiamato da Dio –
Udivo solo del fiume lo strano brusìo,
Più tardi, più tardi ho visto Dante sul ponte.

“Sei tu, Tu, mio maestro! Bianco come un giglio,
Perché mai Ti brucia questo strano sconforto?
Svelami, Ti prego, il segreto del Tuo volto.
Non so niente. Mi son perso. Dammi un consiglio”.

Egli disse, o disse l’acqua, oppure la luna,
Caddi in ginocchio, coprendomi il viso triste:
“Non c’è inferno, né cielo, non c’è terra alcuna,
C’è solo Beatrice. E proprio lei non esiste”.

1922

(Tutte le poesie sono nella versione di Paolo Statuti)