Fernando Pessoa – Leggo e mi sento liberato

da:
FERNANDO PESSOA
IL LIBRO DELL’ INQUIETUDINE
DI BERNARDO SOARES
Titolo originale: Livro do Desassossego
Traduzione di Piero Ceccucci e Orietta Abbati

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Bach/Busoni – Adagio da BWV 564
Vladimir Horowitz

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 FERNANDO PESSOA – IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE

52.

“Quantunque io appartenga, spiritualmente, alla stirpe dei romantici, non trovo riposo se non nella lettura dei classici. La loro stessa ristrettezza, attraverso cui la chiarezza si esprime, chissà da cosa mi conforta. Colgo in essi una alacre impressione di vita ampia, che contempla vasti spazi senza percorrerli. Gli stessi dèi pagani riposano del mistero.
L’analisi più che curiosa delle sensazioni – a volte delle sensazioni che supponiamo di avere – l’identificazione del cuore con il paesaggio, la rivelazione anatomica dei nervi tutti, l’uso del desiderio come volontà e dell’aspirazione come pensiero – tutte queste cose mi sono fin troppo familiari perché mi rechino qualche altra novità, o mi procurino quiete.
Ogni volta che provo tali sensazioni, desidererei, proprio perché le sento, stare a sentire un’altra cosa. Al contrario, quando leggo un classico, mi viene data proprio questa altra cosa.
Lo confesso apertamente e senza vergogna… Non c’è brano di Chateaubriand o canto di
Lamartine – brani che tante volte sembrano dare voce a ciò che penso, canti che spesso mi sembrano declamati per essere riconosciuti – che mi elevi o mi innalzi come un brano in prosa di Vieira o un’ode di quei pochi classici nostri che sono stati davvero seguaci di Orazio.
Leggo e mi sento liberato. Acquisisco oggettività. Non sono più io e mi dissipo. E ciò che leggo, invece di essere un mio abito che vedo appena e a volte mi pesa, è la grande chiarezza del mondo esterno, del tutto straordinaria, il sole che vede tutti, la luna che martella di ombre il suolo quieto, gli ampi spazi che finiscono in mare, la solidità nera degli alberi punteggiati di verde sulla chioma, la pace solida delle fontane delle ville di campagna, i sentieri ostruiti dalle vigne, lungo i brevi declivi dei pendii.
Leggo come chi abdica. E, come la corona o il mantello reali non sono mai così grandi come quando il Re, che se ne va, li abbandona al suolo, depongo sui mosaici delle anticamere tutti i miei giorni trionfali del tedio e del sogno, e salgo la scalinata con la sola nobiltà di vedere.
Leggo come chi passa. Ed è nei classici, nei calmi, in quelli che, quando soffrono, non lo dicono, che mi sento transeunte sacro, unto pellegrino contemplatore senza motivo del mondo senza proposito, Principe del Grande Esilio, che andandosene ha dato, all’ultimo mendicante, l’estrema elemosina della propria desolazione.”

Arseny Alexandrovich Tarkovsky – Da così tanto tempo sono nato

Arseny Alexandrovich Tarkovsky
Da così tanto tempo sono nato
Traduzione di Paola Pedicone
da “Arseny Tarkovsky, Poesie e racconti“,
Pescara: Tracce, 1991

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Natasha Vlassenko
plays Rachmaninov Romance in f minor Op. 10 No 6

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Da così tanto tempo sono nato
che sento certe volte
trascorrere su di me l’acqua gelata.
Giaccio sul fondo del fiume
e se canto una canzone
inizio dall’erba, attingo dalla sabbia,
non schiudo le labbra.

Da così tanto tempo sono nato
che non posso parlare,
ho sognato una città
su una riva pietrosa.
Giaccio sul fondo del fiume
e dall’acqua vedo
la luce lontana, l’alta dimora,
il verde raggio di stella.

Da così tanto son nato,
che se tu verrai
e la mano mi porrai sugli occhi,
sarà una bugia,
non ti potrò trattenere.
E se tu andrai via
e io non ti seguirò come un cieco
sarà una bugia.

Salvatore Quasimodo – Fatta buio ed altezza

Salvatore Quasimodo
Fatta buio ed altezza
da “Oboe sommerso”(1930-1932),
in “Ed è subito sera”, Mondadori, Milano, 1942

Lettura di Luigi Maria Corsanico

da: Antiche arie e danze per liuto
Ignoto: Siciliana (Fine sec.XVI) – Andantino
Trascrizione per piano di Ottorino Respighi
Joel Hastings, piano

The Echo, by Julia Margaret Cameron

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Tu vieni nella mia voce:
e vedo il lume quieto
scendere in ombra a raggi
e farti nuvola d’astri intorno al capo.
E me sospeso, a stupirmi degli angeli,
dei morti, dell’aria accesa in arco.

Non mia; ma entro lo spazio
riemersa, in me tremi,
fatta buio ed altezza.

Marcello Comitini – Il festeggiato

Marcello Comitini
Il festeggiato ©

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Erik Satie, Gnossienne n. 1
Alessio Nanni, piano

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Il festeggiato – Marcello Comitini ©

In una bottega di libri usati, manuali per chiromanti
e vecchie carte geografiche
ho acquistato le poesie di Fernando Pessoa.
Un bel volume rilegato in rosso in un’ edizione del ‘67.
Sulla custodia di cartone robusto la foto color seppia
di Fernando in camicia candida e cravatta
con indosso un cappotto, il cappello a falde, gli occhialetti
e lo sguardo perduto alla ricerca di un senso
dentro il turbinare ancora vivo dei suoi dubbi
stupito dalle grida di rivolta della sua anima.
Non appena lo tiro fuori dalla custodia
mi scivola tra le mani
il foglietto pubblicitario che l’editore ha inserito
cinquant’anni prima.
Sul frontespizio del libro c’è annotato a matita
con la grafia lenta e chiara, che solo i morti hanno,
gli auguri della moglie /30.11
col tono amaro di una stanca constatazione
senza anno.
È il festeggiato che ha fermato sulla carta
la memoria del gesto? È rimasto sorpreso
dal regalo di Ophelia? Lei che trascorre
le sue giornate a chiacchierare con le amiche
a cercare un’amante a scavare nel tempo della sua felicità.
E la mattina del compleanno ha lasciato non vista il regalo anonimo
sulla scrivania ancora sgombra del marito
che si chiuderà nel silenzio della stanza a fingere
dolore, il dolore che davvero sente,
a leggere di un poeta che si dice guardador di greggi
come le greggi che sono nei suoi pensieri.
Poi nei suoi pensieri c’è anche Ophelia che lo ucciderà senza saperlo
donandogli la voglia di vivere, togliendogli i dubbi dell’esistenza.
Che triste storia narrano gli auguri al festeggiato.
Dopo questo regalo – ne sono certo – non ci fu più il tempo
di festeggiare altri anniversari. Adesso è qui
sotto i miei occhi sulla mia scrivania tra le mie mani
dentro il mio cuore con le sue grida amare.

In ricordo di mia madre – 24 agosto 2008

E il cuore quando d’un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d’ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro

Italo Bonassi – Una sensazione straordinaria

Italo Bonassi
Una sensazione straordinaria ©

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Pyotr Ilyich Tchaikovsky
Le Stagioni, Op. 37
Marzo: Canzone dell’allodola
Harvey Lavan “Van” Cliburn Jr.

Immagini:
“Nuvole, cieli del Cile” di L.M.Corsanico
Mandorli, foto dal web

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Italo Bonassi
Una sensazione straordinaria ©

Oggi c’è un forte vento di scirocco,
e la gente che passa dice: Piove!
Penetra tra i rami e li percuote
nell’ostinata cavalcata solitaria
tra nubi e sole, una corsa folle
sui pascoli verdissimi del Baldo.
Il sole viene e va a tratti,
entra in un folto bigio nuvolame,
poi trova un varco, un attimo, e scompare,
tutto un entra ed esci, luci ed ombre.

Marzo ha panorami favolosi,
se guardi verso le campagne: i mandorli
in fiore, e i prugni e le rosate
splendide tamerici e i gelsomini
gialli paion vestiti per la festa.

Anche il mio cuore s’è cambiato d’abito,
mentre in silenzio vado verso il centro;
e il vento che mi sguiscia tra le dita
mi dà una sensazione straordinaria
di esser tutto in fiore come un mandorlo,
tutto un bianco di fiori a non finire.
Dio, ma che bello, che fortuna vivere!

Al Dio del sole e della luna chiedo
che anche i mandorli vadano sù in cielo
e fioriscano ogni anno in paradiso,
perché anche là ci sia la primavera
e tiri un forte vento di scirocco,
da far gridare agli angeli: Oggi piove!
Questo io chiedo, e attendo una risposta.

Quindi silenzio, trattenete il fiato,
che non voli una mosca, o non la sento!

MARCELLO COMITINI – INSONNIA

Marcello Comitini ©
INSONNIA

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Miles Davis – L’ Assassinat De Carala . 1958
(Movie: Elevator to the Gallows)

Copertina: Edward Hopper – Night Shadows (1921)

Immagini: foto dal web di proprietà degli autori

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Marcello Comitini ©

INSONNIA

L’ombra cammina silenziosa avanti e indietro.
I suoi passi si attardano nella luce
di piccole lune gialle e malate
sospese a illuminare
l’asfalto della strada deserta.
In mezzo alle case c’è odore di polvere e di auto.
Nessuno la vede.
È un assassino che si guarda alle spalle
o un solitario in attesa di un corpo di donna
che lo consoli con le sue carezze.
In alto il cielo è un rettangolo nero
di tela strappata e mal rattoppata
da grumi di nuvole
e dal filo tagliente dei tetti.
Tutto è confuso tra il sonno e il sogno
tra me e quell’ombra che si guarda alle spalle.
La vedo andare su e giù sotto la luce
delle lune gialle e malate con un coltello
in una mano e nell’altra il mio cuore.