Marcello Comitini – Perché possa anch’io volare

da: MARCELLO COMITINI
      QUARTO GIORNO
     Poesie
      Edizioni Caffè Tergeste
      Copyright 2018

    Lettura di Luigi Maria Corsanico

    Sergei Rachmaninov – Cello Sonata in G minor
   Natalia Gutman , cello
   Elisso Virsaladze, piano

  Fotografie: L.M.Corsanico, Sur de Chile

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Marcello Comitini – Perché possa anch’io volare ©

La luce si dilata dietro le montagne
traspare tenue come vetro azzurro
perché possa anch’io volare
oltre l’oscurità delle colline.
La notte si condensa fra le ombre delle querce
Si scioglie lentamente nella brina
scivola nelle acque ancora buie del fiume,
fugge trascinata lontano dalle onde.

Perché possa anch’io volare…

Io che resisto al vento pesante come sasso
chiuso in me stesso e nei miei desideri.
Leggero come foglia vincolata al ramo
tento di fuggire fremendo nella luce.
Io che sono ombra della notte,
carne della quercia, sangue di quel fiume
che si trascina tra le onde verso il mare.

Perché possa anch’io volare…

Io che non amo le ali della morte.
L’albero profondo e folto nell’estate
ci nascondeva il cielo che in eccesso
abbiamo immaginato azzurro.

Ora spoglio lo spazio irrompe tra i suoi rami.
Come uccelli impauriti ci buttiamo in volo
verso il cielo che ci nega.

E ripensiamo con malinconia
alla pienezza profonda di quell’albero.

Enrico Toso – Abito la ruga

Enrico Toso – Abito la ruga ©
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Dido’s Lament by Henry Purcell
Orchestral arrangement by Stokowski

Yasuzo Nojima – Miss Chikako Hosokawa, 1932

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Abito la ruga
piega sulla tua pelle
Sono nel solco
che curva l’amaro
nella tua bocca
che ho baciato
Sono soldato che resiste
nella trincea del tempo
Striscio sul fondo le mie pene
lo zaino pieno di parole
che non ti ho detto
Sono cartucce bagnate
dinamite senza innesco
umida polvere pirica
Nelle tasche ho un diario sgualcito
dei miei pensieri
delle mie illusioni
delle mie emozioni
Affogo lentamente nelle sabbie
mobili della palude
che è diventato il lago
dove nuotava con noi la luna
tu argentata vestale
di un dio che non ero io
Risalgo ora la piega amara
della tua bocca
Ho con me la goccia della mia anima
Ce l’ho nell’ultimo pezzetto di cuore
che mi resta
Una stilla di sangue nella spugna del tempo
che tampona le tue labbra rinsecchite
E attendo il respiro della tua parola sulla mia

Orazio Nastasi – Dimmi

Orazio Nastasi – Dimmi ©
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Alexander Borodin
String quartet, no.2

Fotografia di L.M.Corsanico

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Dimmi 

Dimmi dove nasce il sapore dei baci
e di che colore è il respiro
quando le labbra si schiudono
come la madreperla.
E poi perché si piange
e pure si ride su una spalla
mentre il cuore intona il suo canto
e vanno sparendo gli anni
come un passaggio di luce rapida.

Taci
se un solo alito basta per morire
e dormire la profondissima notte.

Confortami
se è segno di speranza una colomba
bianca su un comignolo
come nel suo giro immortale
l’alba.

Orazio Nastasi (diritti secondo normativa vigente)

Laura Pezzola – Manuale del ricordare

Laura Pezzola – Manuale del ricordare

da: Laura Pezzola ©
L’inquilina dei piani alti
Poesie
Edizioni Progetto Cultura

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Jan Jiří Benda, Grave
Viola, Yuri Bashmet
Orchestra : Solisti di Mosca

Dipinti di Jeanne Bessette
http://bessetteart.com/

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Laura Pezzola – Manuale del ricordare ©

I ricordi vanno conservati
nei fogli
di carta paglierina
aperti con cautela
sviscerati in fretta
per evitare
patine di grigio
pensieri accartocciati
e trita nebbia.

Versati in vetri opachi
commuovono
il sapore della luce
ma appesi sotto sale
in stanze fredde
essiccano
negli occhi dei rimorsi.

I ricordi fanno male al cuore
per questo
vanno sigillati
riposti sottovuoto
in angoli remoti
rianimati alla luce
poco a poco
liberati da spine
e da terriccio.

I ricordi soffrono d’insonnia
e se sognati
dischiudono le gabbie
della memoria corta

ma spesso

scompaiono nel nulla.

Marcello Comitini – Dentro le parole

da: MARCELLO COMITINI
     QUARTO GIORNO
    Poesie
     Edizioni Caffè Tergeste
     Copyright 2018

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Paul Hindemith, Trauermusik
Viola, Yuri Bashmet
Orchestra : Solisti di Mosca

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Marcello Comitini – Dentro le parole ©

Non conosco l’Essere che mi parla
con la sua voce intensa.
Cerca le mie mani
dentro l’acqua mutevole che scorre
mi trascina in alto tra città mai conosciute,
mi conduce verso più di ciò che sono.
Alberi, colori, luci, sogni che risvegliano ricordi.
Quando alzo gli occhi faticosamente
la sua voce s’arresta per un attimo
nel rapido voltare della pagina.
Ed ecco la ragazza che mi camminava a fianco
col tepore del suo fiato lentamente svolta l’angolo
lascia dietro sé un’abbagliante primavera.
Non vorrei dirle addio ora che l’ho incontrata.
Tendo le braccia in una corsa che mi affanna.
Dietro l’angolo il giorno trabocca nella notte.
Un uomo viene incontro e mi sorride.
L’abbaglio del suo cappello bianco
mi nasconde il viso. Mi chiede di chiamarlo.
Non ne conosco il nome eppure
lo leggo nei suoi occhi e lo pronuncio.
Ma nell’ombra della mia mente lui svanisce
assieme alla ragazza avvolta nel suo abito strappato.
E mi ritrovo in una stanza chiusa dentro acque
che moltiplicano il mio volto
mi spingono verso il fondo.
L’Essere che mi parla riprende le mie mani.
La sua voce intensa ricompone
lo specchio della mia immagine,
torna a dominare il mio pensiero come fosse il suo.

WILLIAM SHAKESPEARE – AMLETO, SOLILOQUIO ATTO III

WILLIAM SHAKESPEARE

AMLETO

ATTO III – SCENA PRIMA

SOLILOQUIO

Nella traduzione di Cesare Garboli
Letture Einaudi
2009

Lettura di Luigi Maria Corsanico

John Dowland – Pavan; Lachrimae Antiquae (“Ancient Tears”)
The Rose Consort of Viols
Jocob Heringman – Renaissance lutes

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Essere o non essere? Ecco il quesito.
È più da coraggiosi seppellire
nel profondo dell’anima le frecce
e i sassi che la vita scaglia contro,
o piantare la spada, e a viso aperto
a un oceano di orrori opporsi e dire:
no, finiamola? Morire, dormire –
niente di più, e dormendo dire: basta
a ciò che stringe il cuore, basta a questi
imbrogli della carne, a tutta questa
eredità di male. Non è pio
sperare che la vita abbia una fine?
Morire. Dormire. Sognare forse.
Ah, questo è il nodo! Già, perché che vengano
dei sogni a visitarci anche da morti,
e quali, eccolo il nodo: ecco il pensiero
che fa cosi longevi i nostri mali.
Già, chi udrebbe, per anni, il ridacchiare
del tempo, quel galoppo da padrone,
e i dileggi del mondo, quelle sferze
che schioccano sui fianchi, e l’arroganza,
i soprusi e lo· scherno dei potenti,
le angosce di un amore disprezzato,
i passi da lumaca della legge,
l’insolenza dei pubblici ufficiali,
i calci e le pedate che il valore
riceve puntualmente dagli indegni,
quando a darsi quietanza basterebbe
la firma di un pugnale? Chi vorrebbe
trascinare una vita, qui, da bestie,
se non fosse il pensiero di qualcosa
là, dopo morti – ignoto dove, luogo
da dove non si torna – a far tremare
e vacillare l’anima? e a far peggiore
dei nostri mali ciò che non sappiamo?
Cosi il sapere ci fa tutti vili,
e la pallida ombra del pensiero
annebbia il color vivo del decidere.
Una nobile impresa può, per questo,
smarrirsi dal suo corso, e può smarrire
anche il nome di azione.

Jorge Luis Borges – Episodio del enemigo

Jorge Luis Borges – Episodio del enemigo
En Borges, J.L. (1972) El oro de los tigres,
en Jorge Luis Borges (1974)
Obras Completas, Buenos Aires: Emecé

Leído por Luigi Maria Corsanico

Arvo Pärt – Tabula Rasa – Ludus

Pinturas: Zdzislaw Beksinski (1929-2005)

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Tantos años huyendo y esperando y ahora el enemigo estaba en mi casa. Desde la ventana lo vi subir penosamente por el áspero camino del cerro. Se ayudaba con un bastón, con un torpe bastón que en sus viejas manos no podía ser un arma sino un báculo.
Me costó percibir lo que esperaba: el débil golpe contra la puerta.
Miré, no sin nostalgia, mis manuscritos, el borrador a medio concluir y el tratado de Artemidoro sobre los sueños, libro un tanto anómalo ahí, ya que no sé griego. Otro día perdido, pensé. Tuve que forcejear con la llave. Temí que el hombre se desplomara,
pero dio unos pasos inciertos, soltó el bastón, que no volví a ver, y cayó en mi cama, rendido. Mi ansiedad lo había imaginado muchas veces, pero sólo entonces noté que se parecía, de un modo casi fraternal, al último retrato de Lincoln. Serían las cuatro de la tarde.

Me incliné sobre él para que me oyera.
—Uno cree que los años pasan para uno —le dije— pero pasan también para los demás. Aquí nos encontramos al fin y lo que antes ocurrió no tiene sentido.
Mientras yo hablaba, se había desabrochado el sobretodo. La mano derecha estaba en el bolsillo del saco. Algo me señalaba y yo sentí que era un revólver.

Me dijo entonces con voz firme:
—Para entrar en su casa, he recurrido a la compasión. Lo tengo ahora a mi merced y no soy misericordioso.
Ensayé unas palabras. No soy un hombre fuerte y sólo las palabras podían salvarme. Atiné a decir:
—Es verdad que hace tiempo maltraté a un niño, pero usted ya no es aquel niño ni yo aquel insensato. Además, la venganza no es menos vanidosa y ridicula que el perdón.
—Precisamente porque ya no soy aquel niño —me replicó— tengo que matarlo. No se trata de una venganza sino de un acto de justicia. Sus argumentos, Borges, son meras estratagemas de su terror para que no lo mate. Usted ya no puede hacer nada.

—Puedo hacer una cosa —le contesté.
—¿Cuál? —me preguntó.
—Despertarme.
Y así lo hice.