Amina Narimi – C’è altra luce

Amina Narimi
C’è altra luce
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Photo: Asher Svidensky

Arild Andersen- Maria Pia De Vito – Paolo Fresu – Hyperborean (excerpt)

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C’È ALTRA LUCE

Un’acqua limpida mescola i sapori
dentro il cesto nero. C’è altra luce:
un pescatore taglia le sue cime
con i denti infila gli ami.
Le mani calme emergono dal buio,
un canto a bocca chiusa.
Difficile non piantarsi nel suo cuore,
con un muscolo infinito, nell’ascolto.
C’è calore_
che trapela ai bordi
dei suoi cespugli rossi,
un borgo intatto, la processione delle luci,
le pezze bianche a notte,
tra i sentieri stretti dell’estate
_una lievissima sorgente di calore
nel buio immacolato,
che gravita, che bagna~
dove il tempo si ferma velocissimo,
a caccia dello strappo,
con la forza misteriosa che diffonde
tra la lingua di ogni giorno e le sue mani

Amina Narimi – Un piccolo perpetuo sulla lingua

Amina Narimi ©
Un piccolo perpetuo sulla lingua
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Oud and Violin Dialogue
Anwar Hariri at Violin
Nazeh Abu Al-reesh at Oud

Fece un attimo di pausa,
prima di continuare tra le viti
con un sorta di radice da tirarsi dietro
a distanza di un braccio dalla schiena,
nel fascio preciso della luce
accumulando energia
sulla punta delle dita.
Con un procedere rituale,
come a incanalare pace
in un punto d’unione la sua musica vibrò,
come fosse uno stendardo,
afferrando della gioia nell’intarsio
delle pieghe,
un segreto per l’occhio della mente.
Non c’è modo di parlarne
se non per paragone a qualcosa che conosco;
come tamburi colpiti da sussurri
intrecciava con le viti una poesia
un ricamo argenteo sulle vene
dell’acqua, in mezzo al piccolo frutteto
avvolgendo le mie ossa con i fili
con i lacci di un canto nel silenzio,
lo stesso di una stanza di un bambino
quando dorme
spostando l’aria col respiro.
C’è una vita leggerissima da allora
nello stagno di narimi,
una staziona segreta che rimane
un piccolo perpetuo sulla lingua,
nel barlume che raggiunge
il suo splendore.
Fra gli sguardi del sole io ritorno
nelle ombre assegnate
una mussola in preghiera ed argentina,
nel ventre smisurato del mio bosco
dei cervi muti, custodi di vocali,
dove la corsa finisce in un miracolo
e il suo corpo uno strumento che congiunge
a voce bassa dei semplici bambini
che si sporgono nel nulla
ad occhi chiari
dalla cima dell’ultima parola,
con un dire lungo i lati delle labbra
la vita vince sempre su ogni uno,
con un filo, rosso, che ci lega
nel seme del tacito affidarsi.   

Amina Narimi ©

Amina Narimi – C’era legna sulle nostre schiene

Amina Narimi ©
C’era legna sulle nostre schiene

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Sarangi Instrumental-Indian Classical
Raga Mishr Pilu on Sarangi by Murad Ali

Charagua – Victor Jara
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” C’era legna sulle nostre schiene” ©

C’era legna sulle nostre schiene
la gola blu del toro
quando viaggiavamo da Gangotri a Gomukh
per la via della speranza speranza fino al Ganga,
nei tre cieli, e giù, fino alla baia di Bengal
alle foreste di cedri abbiamo messo il vaso
acqua e rose alla fine della neve,
sul campo a benedire le sementi
nello stesso punto sotto al cuore.
quando ci siamo allontanati
ho seguito le linee della mano
alle pendici delle Ande c’è un riparo,
una terra sconosciuta Yasunì
Apri le mani e Vieni !
faremo sapone dalle bacche
masticheremo foglie, con il cuore
fino ai reni giocheremo alla rayuela
con le rane più piccole del mondo
Tocca ! sanno di limone le formiche
e le scimmie fanno lana, ma più di tutto
c’è una cosa che voglio dirti :
a Yasunì gli alberi camminano
sollevando le radici come braccia
seguono la luce
per otto metri al giorno. All’infinito
i nostri dolori li mangeranno i funghi
a pasti brevi-
Anche se da lì non vedi fuori
c’è un riparo nuovo a Yasunì
e sulle nostre dita
cresceranno come nidi braccia nuove
l’amore impiglierà nei rami
a piangere di gioia dove vuole