Eugenio Preta – Alberi

Eugenio Preta
Alberi ©

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Brahms / Busoni
Es Ist Ein Ros Entsprungen, Op. 122, No. 8
Paul Jacobs, piano

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Eugenio Preta – Alberi ©

Quando malessere m’assale
esco sul sentiero e vado
tra cementi sconnessi
e ciuffi di erbe
ribelli alla bordura.

Allungo il passo
assorto ai rumori del mattino
nella ruggine di traballante traliccio
e nei fili penzolanti di sbiadita memoria

m’accompagna
muto filare di alberi sul sentiero

Osservo le loro sagome
quando li tocca il maestrale
e quando lieve raggio di luce
agita improvviso quelle foglie sfuggenti.

Allora rumorosa schiera di antichi amici
m’immagino che va e sorride
e mi richiama al verso
e m’avanza ora spensierata
quasi smarrita
nell’ incedere del giorno.

Nella cima maestosi e piccoli e tozzi
e frondosi e spelacchiati ,
sono quegli alberi
le antiche memorie sfuggite
per il lungo viaggio

e mi raccontano del maestrale impetuoso,
del sole cocente di agosto, della speranza di acqua e della vera pioggia
e continuano ad andare in duplice filare.

Ti raccontiamo la via, sussurrano all’andare , ti confortiamo nelle pene,
ti alleviamo nei dolori,
aspettiamo con te il sospirare di bella stagione
e ti accompagniamo, sappiamo chi sei.

Ma vanno e si portano via anche i pensieri ,
sorridono e allungano il loro andare
nel cammino infinito di un monologo immaginato.

Eugenio Preta – Avanzato temporale

Eugenio Preta
Avanzato temporale ©
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Franz Schubert – Piano Sonata in A major, D. 959 (Andantino)
Alfred Brendel

Dipinti di Vincent Van Gogh e Claude Monet

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Eugenio Preta
Avanzato temporale ©

Leggere lacrime di pioggia sulla foglia
abbarbicata al ramo consueto scivolano
e dormono
stanchi pastori
avvolti a consunti pastrani
Sapore di nebbia
risale
al silenzio del pianoro che oscilla e s’allontana
e ombre lievi all’orizzonte avanza
a rare quieti,
e dimenticate,
ai silenzi
delle vecchie reliquie
Conto alla memoria antiche pene
e smarriti cammini
Poi m’assomiglio
alla città di vento
e crepuscoli di parole mi fingo
agli accordi sconosciuti di litanie senza senso .

Eugenio Preta – Mi soffoca il vento dal lido

registrazione del 4 gennaio 2016

Eugenio Preta
Mi soffoca il vento dal lido ©
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Max Reger
Kleine Romanze
Laura de Lange, piano & Jascha Albracht, cello.

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Mi soffoca il vento dal lido
e affanna
mulinelli d ‘acque
sullo scoglio
Invincibile all’onda
e quando spira ancora stagione
ai ritorni avvezza,
nelle assenze confermate
dal tempo implacabile,
E tracce ormai smarrite
si tuffano
nella sabbia dei bassi fondali
tra gli scalmi alla marina ,
E odori di arance e ombre di sicomori
Indovino
dove cauto avanza il piede
tra pietre ribollenti di salnitro
e danze di piazze deserte
nel silenzio infinito
di nuvole ancora basse
all’orizzonte calante di luce.

Eugenio Preta – Davanti a un grande giardino

Registrato nella primavera del  2013

Eugenio Preta
Davanti a un grande giardino ©
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Jean-Philippe Rameau (1683 – 1764)
Les Boréades: Entrée de Polymnie.
-Les Musiciens du Louvre-
Marc Minkowski

Eppure, ritorna ancora dolce stagione
nella pioggia di confuso mattino,
dopo lunghi affanni della mente,
al rincorrere sussurri di sconfinato giardino.
Allora asciuga, leggero soffio,
la rugiada della notte
e velato sole disegna, dagli alberi,
catapulte di ombre,
e foglie che indovinano, su rami scarni,
il verde e su prati colorati,
mille sospetti di fiori.
Dalle pieghe di un cespuglio fugge allora curiosa allodola
e da lontano sentiero, sperduto passeggero trascina il suo passo solitario.
Ora nubi sfuggenti dalle tenebre,
grigie tracce disegnano nell’illimite del cielo,
già svanite tra lievi rugiade e smarrite fantasie
Così anticipa sopita stagione agli affanni,
negli indugi della luce che si allunga,
nelle arie di Pasqua incipiente,
nel viaggio infinito di riscoperte e nostalgie ,
quasi specchio scritto di un sentiero a ritroso nel tempo,
nei meandri di un racconto che avanza metafore senza età e affannate paure del lungo cammino
Poi per lente fughe
avanza in spazi inusitati,
tra le pagine che fatamorgana cancella al vento smarrito,
mentre indugia
e svanisce e antiche domande e intime rinunce ritrova,
inattaccate dal tempo ormai scaduto.
Cosi’ per accenni, allusioni e forzature richiama la fantasia parole
che sempre ritornano e rinviano rincorse verso un portale d’ombre
ormai nascosto pure al lento incedere del tempo.
Per afonie e sfasature
smarrito palinsesto riscopre ora,
nella scansia della memoria,
assorto alla rima perduta.
E intanto soffia incenso sulla paglia benedetta,
nella santa settimana dell’altare,
nella frenesia di sepolcri e cattedrali
che visitiamo avidi e devoti,
nel fumo orientale di sacrate pareti
e nei suoni di candela che soffondono,
nel canto vespertino ,
litanie cangianti di passione.
Sospesa allora sulle ombre di salsedine,
sospetti di mare anticipa la mente
e odori di alghe e presagi di tempeste,
mentre di qua dal faro immagina quieto, l’orizzonte.
Così, sotto una volta smarrita di stelle e di costellazioni sconosciute, si consuma il sogno nell’illusione del mattino e avanza sottile ombra di luce,
sotto consunti platani, scintillanti
per clamore di attesa primavera.
Continua allora il tramestio del tempo lieve,
nello iato ormai lontano delle parole.
Come Senofonte,
nell’anabasi disperata di diecimila cavalieri a ritroso verso il lido,
fermo ora vicino ad un grande giardino,
sospiri nella notte e miracoli invoca
e mille strade nell’ombra e nel sole e veli di ulivi e curve di docili colline e pietre di fontane dal nome antico e muri a secco e scirocco incollato ai tetti e verdi sicomori intorno alle piazze e il mare cangiante, come onda, agli odori di sale e di alghe distanti.
Già è primavera prescialora
nel tintinnio di ciaramelle ,
nelle collure d’uovo,
nelle corse affannate di bianchi giudei vestiti a festa,
sospesi tra guglie e campanili diroccati.
Ora solo possiede una lieve scorta di passi e di rimorsi e di pena,
nel profilo consueto di contrade antiche,
pure dai clamori abbandonate,
al di là del mito dissacrato di una terra
che più si perde e non riesce a ritrovare.
Fiacca la mente, ora universi smarriti si finge per sfuggire al tempo
che incalza ormai l’asfissia della dolce stagione .
Come sperduto Clearco , trova finalmente pace
vicino ad un grande giardino e bello e folto
di alberi e di frutti.