Giacomo Leopardi – La noche del día de fiesta

Giacomo Leopardi
La noche del día de fiesta
(La sera del dí di festa. Idillio II)
Leído por Luigi Maria Corsanico

Traducido por María José Sáez Triviño y Luigi Maria Corsanico

Vladimir Ashkenazy
Fryderyk Chopin
Nocturno n. 20

(due anni fa, mia moglie ed io traducemmo i versi del Poeta per alcuni amici di lingua spagnola e realizzai questo video; lo propongo anche qui, perché ho notato alcune iscrizioni in questo idioma….spero che i puristi siano comprensivi…)

Giacomo Leopardi – Alla luna

Giacomo Leopardi – Alla luna, Canti XIV
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Antonio Bartolomeo Bruni (1757~1821)
Viola Sonata in E-flat major, Op. 27 No. 4
II. Romance : Adagio
Viola : Antonello Farulli
Harpsichord : Gabriele Micheli
Cello : Francesco Dillon

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Pagina dell’edizione Starita (Napoli, 1835) presso la Biblioteca Nazionale di Napoli. Il Poeta usò questa copia in suo possesso negli anni successivi (1835-1837) per apportarvi una serie di modifiche, correzioni e integrazioni.

Giacomo Leopardi e Jules Massenet / Poesia e Musica

Giacomo Leopardi
Canti
XII – L’Infinito (Recanati, 1819)
XXVIII – A se stesso (Firenze, settembre 1833)

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Jules Massenet, Méditation de Thaïs

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XII
L’Infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

 

XXVIII
A se stesso

Or poserai per sempre,
stanco mio cor. Perì l’inganno estremo,
Ch’eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
In noi di cari inganni,
Non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
Palpitasti. Non val cosa nessuna
I moti tuoi, né di sospiri è degna
La terra. Amaro e noia
La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
T’acqueta omai. Dispera
L’ultima volta. Al gener nostro il fato
Non donò che il morire. Omai disprezza
Te, la natura, il brutto
Poter che, ascoso, a comun danno impera,
E l’infinita vanità del tutto.