ITALO BONASSI – UN GIRO DI VALZER

Italo Bonassi ©
Un giro di valzer
da qui: https://italobonassi.wordpress.com/2018/10/24/in-principio-cera-il-buio/

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Gustav Mahler, Sinfonia n. 4 – poco adagio
Leonard Bernstein & Wiener Philharmoniker

Dipinti di Lisa Grossman
https://lisagrossmanart.com/

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UN GIRO DI VALZER

Siamo estranei, e non è per noi,
viandanti senza patria, questa strada
dove si va,
non è la nostra terra
che giorno dopo giorno si calpesta,
e nessun posto qui è meglio degli altri,
nessuno alloggio o letto per dormire
qui è fatto per concederci riposo,
noi non si è di qui,
siamo stranieri,
esuli transitori di passaggio.
Tremante vorrei offrirti le mie gambe
per camminare fino alla mia terra,
vorrei poter portarti sulle spalle,
madre, e aver la gioia di danzare
con te, almeno
un solo giro di valzer,
con te che avevi amore e fantasia
e leggerezza di gambe per danzare.
Oh, lo faremo, madre mia, un giro,
lassù, di valzer, dove arriverò un giorno,
dove mi porteranno le mie gambe
– o le ali – lungo una via in salita,
dove si va, e indietro non si torna
– o forse, chissà, sì. –
E tu sai, madre,
porto dentro di me il mio destino,
sono il veliero
e il grido del corsaro,
e gioca e gonfia il vento il mio velame
tra misteriose nebbie e un’agitata
brezza di mare.
E ancora e ancora
tengo il timone fermo mentre avanzo
tra eteree trasparenze di cristalli
e luccicori d’ombre e cieli azzurri
con un corteo
di maschere grottesche
e risa di fantasmi, nell’incanto
di una vita che lievita silenzi
di passi di perduti pellegrini
ormai senza più età, eterni.
Lassù è la vita, lassù c’è la locanda
che ci concede alfine del riposo,
lassù c’è il posto
meglio di altri posti
per noi, camminatori senza patria.
Lassù è l’eternità di cui si parla:
godiamocela, dunque, madre.
È meritata.

Italo Bonassi – Una sensazione straordinaria

Italo Bonassi
Una sensazione straordinaria ©

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Pyotr Ilyich Tchaikovsky
Le Stagioni, Op. 37
Marzo: Canzone dell’allodola
Harvey Lavan “Van” Cliburn Jr.

Immagini:
“Nuvole, cieli del Cile” di L.M.Corsanico
Mandorli, foto dal web

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Italo Bonassi
Una sensazione straordinaria ©

Oggi c’è un forte vento di scirocco,
e la gente che passa dice: Piove!
Penetra tra i rami e li percuote
nell’ostinata cavalcata solitaria
tra nubi e sole, una corsa folle
sui pascoli verdissimi del Baldo.
Il sole viene e va a tratti,
entra in un folto bigio nuvolame,
poi trova un varco, un attimo, e scompare,
tutto un entra ed esci, luci ed ombre.

Marzo ha panorami favolosi,
se guardi verso le campagne: i mandorli
in fiore, e i prugni e le rosate
splendide tamerici e i gelsomini
gialli paion vestiti per la festa.

Anche il mio cuore s’è cambiato d’abito,
mentre in silenzio vado verso il centro;
e il vento che mi sguiscia tra le dita
mi dà una sensazione straordinaria
di esser tutto in fiore come un mandorlo,
tutto un bianco di fiori a non finire.
Dio, ma che bello, che fortuna vivere!

Al Dio del sole e della luna chiedo
che anche i mandorli vadano sù in cielo
e fioriscano ogni anno in paradiso,
perché anche là ci sia la primavera
e tiri un forte vento di scirocco,
da far gridare agli angeli: Oggi piove!
Questo io chiedo, e attendo una risposta.

Quindi silenzio, trattenete il fiato,
che non voli una mosca, o non la sento!

Italo Bonassi – Il coraggio di gridare

 

ITALO BONASSI
Scrittore, poeta, saggista, giornalista pubblicista,
Presidente del Gruppo Poesia 83 di Rovereto (TN).

IL CORAGGIO DI GRIDARE ©
Lettura di Luigi Maria Corsanico
John Coltrane – I’ll Wait and Pray

da qui:   https://italobonassi.wordpress.com/2017/10/16/un-dio-di-carne

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Non restano che le cose che amo
e i nomi che noi gli abbiamo dato
da sempre:
la pentola, il bicchiere,
la scatola delle scarpe e le scarpe,
la corda su cui stendi ad asciugare
la biancheria sul balcone al sole,
resta il muro e il chiodo
che non tiene
più il quadro, perché il buco s’è allargato,
resta il buco, il dado e il controdado,
la vite, il martello e le tenaglie,
e il vaso senza rose.
Ecco, resta
il tavolo e il centrino con sù il vaso,
ma mancano le rose,
e manca il Tempo,
quello ch’è andato e quello da arrivare,
c’è solo quello
– poco, sì, un po’ poco –
d’ora, il Presente, il Tempo d’orologio,
ne vedi le lancette sul quadrante
che corrono implacabili ruotando
a giro pieno attimo su attimo,
ne senti il cadenzato suo ritmare
che pare dica:
Affrèttati, ch’è tardi…
Non resta più che mettersi a aspettare,
come ai miei tempi, sulla pensilina,
e perdere l’autobus o il treno
nell’ora dell’attesa non segnata
da orari né orologi,
resta questo
mio coccio d’anima immortale
che ho avuto non per merito,
ma a caso.
Ma tutto ciò che resta è transitorio,
l’altro, il mancante,
il mazzo con le rose,
il tempo del passato e del futuro,
ciò che non c’è più e ciò che non è stato,
l’autobus e il treno e l’ora non segnata,
resta e resterà, per sempre, eterno.
Ma forse, chi lo sa, quest’illusorio
mondo di cose resta a cadenzare
il tempo del futuro,
resta l’anima
con tutto ciò che ha dentro, il transitorio,
il meno transitorio e l’immortale,
il resto da gettare, col coraggio
di rompere il silenzio
e di gridare.