JOHN DONNE – IL SOGNO

John Donne
Il sogno
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Poema pubblicato nel 1635, qualche anno dopo la sua morte.
(Traduzione di Cristina Campo)

Antonio Lucio Vivaldi
da “Il cimento dell’armonia e dell’inventione”
Concerto n. 4 in fa minore, “L’inverno”, Largo.

Dipinti :
Jean Marc Nattier
Angelika Kauffmann
Bernardo Strozzi
Artemisia Gentileschi
John Melhuish Strudwick
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Per nessun altro, amore, avrei spezzato
questo beato sogno.
Buon tema alla ragione,
troppo forte per la fantasia.
Fosti saggia a destarmi. E tuttavia
tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi.
Tu così vera che pensarti basta
per fare veri i sogni e le favole storia.
Entra fra queste braccia. Se ti parve
meglio per me non sognar tutto il sogno
ora viviamo il resto.

Come il lampo o un bagliore di candela,
i tuoi occhi, non già il rumore, mi destarono.
Pure (giacché ami il vero)
io ti credetti sulle prime un angelo.
Ma quando vidi che mi vedevi in cuore
sapevi i miei pensieri oltre l’arte di un angelo,
quando sapesti il sogno, quando sapesti quando
la troppa gioia mi avrebbe destato
e venisti, confesso che profano
sarebbe stato crederti qualcos’altro da te.

Il venire, il restare ti rivelò: tu sola.
Ma ora il levarti ti fa dubitare
che tu non sia più tu.
Debole quell’amore di cui più forte è la paura
e non è tutto spirito limpido e valoroso
se è misto di timore, di pudore, di onore.
Forse, come le torce che debbono esser pronte
sono accese e rispente, così tu tratti me.
Venisti per accendermi, vai per venire. Ed io
sognerò nuovamente
quella speranza, ma per non morire.