MARCELLO COMITINI — CONSENTIMENTO

MARCELLO COMITINI – CONSENTIMENTO ©2018

Lettura di Luigi Maria Corsanico

György Ligeti: Solo Sonata – I. Dialogo
Ildiko Szabo, cello

                        Immagine di L.M.Corsanico

MARCELLO COMITINI

CONSENTIMENTO ©

Poggio il mio viso sulle mani
radici contorte e inariditi rami
di un passato
che mi fiorisce alle spalle.
Falangi delle dita
ossa tendini palme dorsi pelle.
Cosa resta delle mie mani un tempo
dispensatrici di carezze ?
Il numero degli anni
increspa lentamente il cuore che resiste
aperto come un tronco
da profondi squarci. Le immagini
mi affollano il cervello di risate
degli amori dei silenzi
che attraversavano il mio corpo.
Le mani attendono
nel consentimento dello specchio
nello stupore dello sguardo
ch’io ritrovi il senso
indecifrabile del tempo
quella scia all’orizzonte
dove si frangono le onde
tumultuose dell’anima.
Le speranze fuggono improvvise
dal dorso della mano
come colombe impaurite.
Gli occhi ancora tacciono guardandole.

Marcello Comitini – Fratello implacabile

Marcello Comitini – Fratello implacabile ©

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Gustav Mahler, Sinfonia n. 4 – poco adagio
Leonard Bernstein & Wiener Philharmoniker

Dipinti di Claude Monet

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Fratello implacabile 

Questo mare aperto questi antichi approdi
questo lucentissimo rotolare delle onde
che s’avventano giorno e notte ai piedi delle terre.
Io per caso o per destino seduto ai limiti
della sua immensità vedo l’uomo e la sua assenza.
Non dorme ma adesso calmo ed imprendibile
specchia la solitudine del cielo e delle sue profondità.
Sembra chiedermi di me
della mia creaturale oscurità.
Chiariscimi sembra dirmi perché mi ami
perché in me culli la tua anima.
Spogliato d’ogni tua immaginifica significazione
ti tuffi senza malizia tra le mie braccia
libero d’ogni grumo di tormento, d’ogni traccia
di lubricità e di carne.
Scendi nel mio misericordioso grembo
in cerca di una pace, di un futuro
che potrebbe all’improvviso disserrarsi.
Felicità? Non sembra. Pure nel silenzio non si arresta
il ronzio del tuo pensiero
che insegue sé medesimo e ti lambisce il cuore.
Questa tua lunga sofferenza è crudeltà?
O misericordia?
La tua vita che scorre sommessamente
non sarà mai simile al canto
delle mie acque celesti, né al grido feroce delle mie onde.
Vorrei rispondergli non so non ho mai compreso
l’ansito che ti tiene sveglio,
quel tuo eterno ricominciamento che non ha meta
se non te stesso,
tuo fratello implacabile!
Marcello Comitini – Fratello implacabile ©

Marcello Comitini – Perché possa anch’io volare

da: MARCELLO COMITINI
      QUARTO GIORNO
     Poesie
      Edizioni Caffè Tergeste
      Copyright 2018

    Lettura di Luigi Maria Corsanico

    Sergei Rachmaninov – Cello Sonata in G minor
   Natalia Gutman , cello
   Elisso Virsaladze, piano

  Fotografie: L.M.Corsanico, Sur de Chile

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Marcello Comitini – Perché possa anch’io volare ©

La luce si dilata dietro le montagne
traspare tenue come vetro azzurro
perché possa anch’io volare
oltre l’oscurità delle colline.
La notte si condensa fra le ombre delle querce
Si scioglie lentamente nella brina
scivola nelle acque ancora buie del fiume,
fugge trascinata lontano dalle onde.

Perché possa anch’io volare…

Io che resisto al vento pesante come sasso
chiuso in me stesso e nei miei desideri.
Leggero come foglia vincolata al ramo
tento di fuggire fremendo nella luce.
Io che sono ombra della notte,
carne della quercia, sangue di quel fiume
che si trascina tra le onde verso il mare.

Perché possa anch’io volare…

Io che non amo le ali della morte.
L’albero profondo e folto nell’estate
ci nascondeva il cielo che in eccesso
abbiamo immaginato azzurro.

Ora spoglio lo spazio irrompe tra i suoi rami.
Come uccelli impauriti ci buttiamo in volo
verso il cielo che ci nega.

E ripensiamo con malinconia
alla pienezza profonda di quell’albero.

Marcello Comitini – Dentro le parole

da: MARCELLO COMITINI
     QUARTO GIORNO
    Poesie
     Edizioni Caffè Tergeste
     Copyright 2018

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Paul Hindemith, Trauermusik
Viola, Yuri Bashmet
Orchestra : Solisti di Mosca

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Marcello Comitini – Dentro le parole ©

Non conosco l’Essere che mi parla
con la sua voce intensa.
Cerca le mie mani
dentro l’acqua mutevole che scorre
mi trascina in alto tra città mai conosciute,
mi conduce verso più di ciò che sono.
Alberi, colori, luci, sogni che risvegliano ricordi.
Quando alzo gli occhi faticosamente
la sua voce s’arresta per un attimo
nel rapido voltare della pagina.
Ed ecco la ragazza che mi camminava a fianco
col tepore del suo fiato lentamente svolta l’angolo
lascia dietro sé un’abbagliante primavera.
Non vorrei dirle addio ora che l’ho incontrata.
Tendo le braccia in una corsa che mi affanna.
Dietro l’angolo il giorno trabocca nella notte.
Un uomo viene incontro e mi sorride.
L’abbaglio del suo cappello bianco
mi nasconde il viso. Mi chiede di chiamarlo.
Non ne conosco il nome eppure
lo leggo nei suoi occhi e lo pronuncio.
Ma nell’ombra della mia mente lui svanisce
assieme alla ragazza avvolta nel suo abito strappato.
E mi ritrovo in una stanza chiusa dentro acque
che moltiplicano il mio volto
mi spingono verso il fondo.
L’Essere che mi parla riprende le mie mani.
La sua voce intensa ricompone
lo specchio della mia immagine,
torna a dominare il mio pensiero come fosse il suo.

Marcello Comitini – Credere nell’amore

Marcello Comitini
Credere nell’amore © 2018
https://marcellocomitini.wordpress.com/2018/09/07/credere-nellamore-croire-en-lamour/

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Johann Sebastian Bach
Ich ruf zu dir, Herr Jesu Christ BWV 639
Peter Profant, Violoncello
Andrej Harinek, Organ

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Io credo in ciò che tocco e vedo con il cervello e con le mani.
Vedo una muraglia che mi sta d’innanzi
contro cui si scaglia la forza indomabile del dubbio.
Una scogliera fessurata nelle cui crepe pendono
ciuffi d’erba morta che si agita nel vento.
Alberi dalle radici immerse nella pietra
costretti a non fruttificare
come danzatori che l’attimo ha bloccato
nel flettere dei corpi come archi tesi al salto
per carpire con i rami al cielo la leggerezza delle stelle.

Illuminata appena dalla luce fievole di barche
che le scorrono ai suoi piedi cariche di sogni.
Traggono con gesti misurati nell’insensato strascico
di non lasciare nulla al caso
le reti colme un po’ d’azzurro-mare,
un po’ di sabbia e alghe
e un po’ del calore della terra misto a foglie morte.

In alto accanto agli alberi ridono come dee innalzate sugli altari
le donne dalle guance gonfie
che agli incroci hanno implorato la pietà
di non essere lapidate con sguardi e desideri
come gocce di sperma rapprese sulla pelle.

E gli uomini. Ah, gli uomini! Guardano verso l’orizzonte
con le braccia al cielo con un’andatura necessariamente dura
fingono di non sapere che le donne hanno le guance gonfie
di speranze e d’illusioni, di dolori trapassati dagli aghi della vita.
Dicono che quelle gocce rapprese sulla pelle
non sono cadute dai loro rami.
Ma dicono a ogni donna io sono la vita della tua vita
e posseggo la tua anima e il tuo corpo.

Io dico che alle donne è toccato liberarsi
strappandosi dal cuore i penosi abbandoni,
dimenticare l’amore quando ancora
vorrebbero essere amate.
Intorno c’è la forza silenziosa del mare
con la sua impassibile calma o l’ira con cui percuote
la muraglia che mi sta d’innanzi e l’erba
oscilla come fosse viva. Non esiste amore?

Con le mani nella sabbia e gli occhi agli alberi eterni.

È questo tutto ciò che tocco e vedo con il cervello e con le mani.

Marcello Comitini – Il festeggiato

Marcello Comitini
Il festeggiato ©

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Erik Satie, Gnossienne n. 1
Alessio Nanni, piano

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Il festeggiato – Marcello Comitini ©

In una bottega di libri usati, manuali per chiromanti
e vecchie carte geografiche
ho acquistato le poesie di Fernando Pessoa.
Un bel volume rilegato in rosso in un’ edizione del ‘67.
Sulla custodia di cartone robusto la foto color seppia
di Fernando in camicia candida e cravatta
con indosso un cappotto, il cappello a falde, gli occhialetti
e lo sguardo perduto alla ricerca di un senso
dentro il turbinare ancora vivo dei suoi dubbi
stupito dalle grida di rivolta della sua anima.
Non appena lo tiro fuori dalla custodia
mi scivola tra le mani
il foglietto pubblicitario che l’editore ha inserito
cinquant’anni prima.
Sul frontespizio del libro c’è annotato a matita
con la grafia lenta e chiara, che solo i morti hanno,
gli auguri della moglie /30.11
col tono amaro di una stanca constatazione
senza anno.
È il festeggiato che ha fermato sulla carta
la memoria del gesto? È rimasto sorpreso
dal regalo di Ophelia? Lei che trascorre
le sue giornate a chiacchierare con le amiche
a cercare un’amante a scavare nel tempo della sua felicità.
E la mattina del compleanno ha lasciato non vista il regalo anonimo
sulla scrivania ancora sgombra del marito
che si chiuderà nel silenzio della stanza a fingere
dolore, il dolore che davvero sente,
a leggere di un poeta che si dice guardador di greggi
come le greggi che sono nei suoi pensieri.
Poi nei suoi pensieri c’è anche Ophelia che lo ucciderà senza saperlo
donandogli la voglia di vivere, togliendogli i dubbi dell’esistenza.
Che triste storia narrano gli auguri al festeggiato.
Dopo questo regalo – ne sono certo – non ci fu più il tempo
di festeggiare altri anniversari. Adesso è qui
sotto i miei occhi sulla mia scrivania tra le mie mani
dentro il mio cuore con le sue grida amare.

MARCELLO COMITINI – INSONNIA

Marcello Comitini ©
INSONNIA

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Miles Davis – L’ Assassinat De Carala . 1958
(Movie: Elevator to the Gallows)

Copertina: Edward Hopper – Night Shadows (1921)

Immagini: foto dal web di proprietà degli autori

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Marcello Comitini ©

INSONNIA

L’ombra cammina silenziosa avanti e indietro.
I suoi passi si attardano nella luce
di piccole lune gialle e malate
sospese a illuminare
l’asfalto della strada deserta.
In mezzo alle case c’è odore di polvere e di auto.
Nessuno la vede.
È un assassino che si guarda alle spalle
o un solitario in attesa di un corpo di donna
che lo consoli con le sue carezze.
In alto il cielo è un rettangolo nero
di tela strappata e mal rattoppata
da grumi di nuvole
e dal filo tagliente dei tetti.
Tutto è confuso tra il sonno e il sogno
tra me e quell’ombra che si guarda alle spalle.
La vedo andare su e giù sotto la luce
delle lune gialle e malate con un coltello
in una mano e nell’altra il mio cuore.