IL RESTO E’ NIENTE – Massimo Botturi

Una lettura al volo…basso… Grazie Massimo!

 

IL RESTO E’ NIENTE
di Massimo Botturi ©

Leggo poesia per scordarmi dei pidocchi
e praticare il tempo felice della vita.
Quella con gli alberi blu dipinti al lago
quella del calcio minuto per minuto
e di mio padre con la Seicento.
Leggo tanto
perché più scende l’umore e più ho bisogno
di prendere pastiglie di A, e poi di B.
Così, fino a che poi mi addormento
e sogno un campo, e noi che ci corriamo nel mezzo
perché è festa, non c’è lavoro, e treno, e rumore
niente. Un campo.
Magari appena dopo piovuto, tutto molle
così che i piedi affondino bene e ci ricordi
che in fondo siamo parte di un tutto
voli bassi, e che bisogna farsi del bene.
Il resto è niente.

Massimo Botturi – Guarda, arriva l’aeroplano

All’amico Massimo Botturi, con stima grande e affetto

Massimo Botturi
Guarda, arriva l’aeroplano ©
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Musica da: Amarcord di Nino Rota

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A quanti viene bene parlare di tristezza
come di un campo incolto, passato via dal treno.
Un tempo minimale, sbiadito
ormai lontano;
farei sentire forte la voce di mio padre
che non riesce a mettere in croce i pomodori
a dare l’acqua al pesco, o tastare i pomi al melo.
Vorrei fare ascoltare le lamentele in sonno
quel mezzo sorrisino di quando sogna ancora
di avere gli anni buoni che la toccava intera
mia madre che nascosta nel mais faceva versi
di uccello e di gallina paesana.
Certo, rido, gli faccio compagnia fino a sera
e l’amo forte, mettendogli davanti la fila dei progetti
dei risultati senza macerie.
Ma un po’ muoio
quando tossisce l’anima e gli occhi si fan lustri;
quando mi parla e crede sia ancora il piccolino
da mettergli il boccone alla bocca
con un gioco.

MASSIMO BOTTURI – PIRATI

 

Massimo Botturi ©
PIRATI
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Opera pittorica di Edgar Caracristi ©

Denis Azabagic / Prelude 4, Heitor Villa Lobos

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PIRATI©  di Massimo Botturi
  da qui: https://massimobotturi.wordpress.com/2017/08/13/pirati/

Maria era sempre incinta.
Gridava come i corvi tra gli alberi
a noi tutti, venuti a far la conta
in quell’angolo di casa
da dove usciva odore di arrosto, e rosmarino.
Le ho vedute
le isole ancorate più a largo di Milano
i caseggiati mezzi scrostati, e poi i ponteggi
mangrovie dove uomini nudi vecchio Sud
tingevano le mura di cielo.
Ho visto i mari
i suoi caleidoscopi nel pozzo
e seppellito, nel cuore di un’amica la mappa del tesoro.
Son stato capitano di spada e di robinia
spesso solo, fino al tramonto d’ogni speranza
d’ogni indugio.
Ho fatto buona pesca di api e di mosconi
in laghi di mastelli di zinco. E avuto figli
sparati per il mondo come rondoni bianchi.
Ho amato donne in porti d’Oriente
e seta, e spezie
catene per remare fino alla consunzione.
Amanti più segrete di me, e ne ho goduto
piangendole svuotando le tasche ai poliziotti
a certi mal mostosi viziati di città
venuti per vedere noi poveri, Pirati.
Bendati alle brutture del mondo
generosi, quando si tratta di fare tardi.
Ho avuto male
dissenterie da dodici mesi, febbri gialle
ragazze azzurre senza mutande
preti e ostie; timore solamente di Dio
e di morte scura. Quella che prese Peppino
un dì di marzo
dopo aver tanto tossito e poi pregato
che mamma lo venisse a pigliare.
Si, vi giuro
vi giuro che ho condotto anche io grandi velieri
nel ventre di un cortile assolato dell’infanzia.

MASSIMO BOTTURI – GENESI

 

“Genesi” di Massimo Botturi ©
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Miles Davis, All blues

Immagini dal web di proprietà degli autori
(video non commerciale)
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Il male di poesia m’è nato col cratere
con l’eruzione prima che ha fatto l’uomo
il mare. Col monte che si spacca per partorire il cedro
il collo della donna e il suo istante passionale.
M’è nato con caviglia di cerva, col sartiame
di un naufrago che ha cera alle orecchie;
con risacca
e poi rumore forte di onda. Con il ventre
e i suoi vapori in salsa materna
in fretta
in gola
nell’ugola dei tuoi mandamenti, nel cercarmi
per trasformare in oro il mio sesso.
E con le ere
il nome ai continenti e ai malati di pigione.
M’è nato con caduta di sassi e un po’ di cielo
col bronzo delle stelle sepolte, con la voce
dei piccoli operai nelle fabbriche.
Col fumo, dei ventisei battelli lanciati a brutto muso
coi treni supersonici che sbattono le ali
e ignorano le storie di ognuno, le pignatte
lasciate sopra il fuoco in attimo di morte.
M’è nato quando ho visto la donna
e dopo il figlio, la vulva dentro l’albero magico
le foglie, la sabbia del deserto del Sinai
la tortura. M’è nato quando imbianco la notte
quando lecco, o mando giù la bocca tua amara
quando indugio e metto il dito nella tua essenza.
Quando godo
o lascio che il respiro si fermi, quando provo
a vivere quel senza di te di cui ho terrore.
M’è nato quando ho visto mia madre sulla ghiaia
le calze rotte e il pianto celeste, e poi mio padre
i suoi due tiri prima di andare. E me, bambino
il buio della stanza coi mostri, me, ragazzo
il buio della stanza coi mostri.
Me, ora uomo, il buio della stanza coi mostri.
Me, nessuno.

“Genesi” di Massimo Botturi ©

MASSIMO BOTTURI – QUASI AMANTI

 

Quasi amanti
Massimo Botturi ©
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Musica di Nino Rota da “Le notti bianche”
Immagine dal film “Un homme et un femme”

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QUASI AMANTI
Massimo Botturi ©

Saliamo in due lo stesso scalino, d’avventori
senza la storia giusta che sola ci potrebbe
unire in una pira di nudo amore solo.
Ignari sia del nome che di quel che portiamo
si sta come assaliti dal gelo
mani in tasca, il bavero in dissimulazione
l’occhio attento, a non finirci dentro la vita
per un urto
magari consapevole o indotto da quel senso
di grama solitudine affine.
Io e una lei
arrugginiti forse alla bocca, mai domati
come due pesci a un dito di acqua
quasi amanti;
dopo aver preso posto su un tram in Via Crocetta
diretto alla furbizia del mondo.
Lei seduta
adesso che per giusto quartiere un po’ si svuota
il carro senza l’anima calda.
Io stremato
da quel ricordo troppo taciuto delle mani
poggiate al muro mentre la prendo
ed era ieri.

Massimo Botturi – In quei minuti

Ripropongo Massimo Botturi

Ad alta voce / En voz alta

Massimo Botturi
In quei minuti
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Ólafur Arnalds – Arcade
foto: Suren Manvelyan, The bird

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IN QUEI MINUTI ©
di Massimo Botturi

C’è stata variazione di tutto
in quei minuti.
Il Polo ha smesso grandi fratture
il noce ha riso.
Il cane dei vicini ha toccato la grondaia
bevendo in equilibrio perfetto, ma senz’ali.
Mi sembra fosse via la corrente, l’acqua rossa
le foglie come un grande ricamo, ritornate.
Fu quando per la schiena sentii le cinque dita
la tua rivalità col dolore primeggiare;
il gusto delle labbra ricominciate, il sangue
che ti gonfiava tempie e ginocchia.
In quei minuti, tornai qui nella foto di scuola
bocca aperta, un viso spalancato a qualcosa di perfetto
felicità di arance vaniglia
il sole in stanza. Mio padre con le paste domenica
lenzuola
profumo di Marsiglia e mattino.
In quei minuti.

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