Orazio Nastasi – Dimmi

Orazio Nastasi – Dimmi ©
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Alexander Borodin
String quartet, no.2

Fotografia di L.M.Corsanico

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Dimmi 

Dimmi dove nasce il sapore dei baci
e di che colore è il respiro
quando le labbra si schiudono
come la madreperla.
E poi perché si piange
e pure si ride su una spalla
mentre il cuore intona il suo canto
e vanno sparendo gli anni
come un passaggio di luce rapida.

Taci
se un solo alito basta per morire
e dormire la profondissima notte.

Confortami
se è segno di speranza una colomba
bianca su un comignolo
come nel suo giro immortale
l’alba.

Orazio Nastasi (diritti secondo normativa vigente)

Orazio Nastasi – Se l’ami

Orazio Nastasi ©
Se l’ami
Lettura di Luigi Maria Corsanico

William-Adolphe Bouguereau : Etude de Tete de Femme Blonde de Face,1898

Silvius Leopold Weiss – Allemande from Sonata 34 in E Minor (excerpt)

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Se l’ami
guardala negli occhi
con tale forza da sollevarla
dal peso dell’argilla
e annodale i capelli tra le tue mani
come t’avesse catturato
una sirena.
Non dirle mai t’amo
senza la luce delle parole.
Soprattutto quando le ombre
solcano il suo volto
e l’inquietudine si fa strada.
Così,
quando la vedi pensare a ore intricate
per i sogni che cadono
e le vertigini che s’acquietano,
cambia di cuore e sfiorala
come un delicato e subito
apparire di luna all’orizzonte
perché torni a ridere e
a illuminar la casa.
Se l’ami
non smettere di amarla
sempre con il suo nome
nei tuoi occhi.

Orazio Nastasi©

Orazio Nastasi – Pare a volte…

Orazio Nastasi ©
Pare a volte…
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Foto di Yyliya Sirovaya ©

Abel Korzeniowski – Satin Birds

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Pare a volte che per la casa si aggiri
un brusio sottile e intricato
come la luce pulviscolare
per una fessura della calura estiva.
Si dà il caso che ciò avviene
dove la scrivania di noce e cristallo
accoglie parole e carte
e sopra di me volano le ombre
e il garbuglio dei giorni non finisce mai
di stupire
come il sole nella madreperla
più di ogni cosa fragile e bella,
quasi come un amore felice.
Non sono i muri
né i mogani che passeggiano per le stanze
e nemmeno gli antichi palazzi della città alle pareti.
Né sussurri di piante che si rispondono,
ma echi di voci
quasi del tutto sfinite
e però ferme in un luogo protetto
dove ancora inciampo
e chiedo un cucchiaio di miele
e un’uscita dalle ore pesanti.

 

Orazio Nastasi©
Tutti i diritti riservati ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e s.m.i.

Orazio Nastasi
Più taciturno della luna ©
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Max Reger, Romanza
Bruno Canino Pianoforte
Marco Traverso Viola

Dipinti di Lapo Gargani
http://www.tempoliberotoscana.it/event/dalla-terra-al-cielo-a-libero-spazio-la-mostra-personale-di-lapo-gargani/

Più taciturno della luna a volte vado
per i viali d’ippocastani in cerca
dell’inquietudine
per vivere ciò
che mai osai chiedere
perché spesso la parola rimane indietro
quasi scomparsa
come un’ombra nello scuro
quando due amanti smettono
e si fermano a pensare
a cosa serva la poesia
se non a fissare in altra ora
un altro incontro, un altro nulla,
o un’altra vita nascosta in un sorriso
e una carezza tra le dita.
Le strade che intrecciano le case
sanno anch’esse di silenzi,
di barboni macilenti, di piazze assenti,
di cani che scansano la luna
riflessa sulla rugiada dell’asfalto.
Viva è però la notte e s’aggira
con le mie gambe per le strane vie
dove fiorisce il Nome
che non lascia disperare
e i pensieri
che misurano tuttavia
l’ora ultima del giorno.

Orazio Nastasi – Poesia presunta

Orazio Nastasi
     Poesia presunta ©
da “La sapienza del filo d’erba” EDAS-ME ©
20 agosto 2003 in Furnari
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Arcangelo Corelli (1653-1713)
dall’ Opera Terza.
Sonata II, in Re maggiore. Grave.

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Quando io parlo della notte
come se ne conoscessi colore e sapore
va la mia presunzione
con le ali di Icaro o
(ed è peggio)
con il volo di Ulisse.
E se dico della saggezza del mare
come ne ripetessi le parole
che ascolta da mille genti
e affida alle rotte dei legni
oscuri come il suo profondo
sarebbero i pensieri e l’ignoranza.
E se canto del profumo neonato
dell’ultimo bimbo
come ne sapessi l’origine e il fine
quale freccia che scocca
e mira giusta al segno
bestemmia sarebbe la mia parola
Signore
perché da te viene
tutta la poesia che si squaderna
nel mio breve giorno
e rende sempre bellissima
la meraviglia dell’alba e il tramonto.

 

Orazio Nastasi – I giorni cadono

Orazio Nastasi
I giorni cadono
© Orazio Nastasi da “Versi umani” 1979
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Arvo Pärt – Für Alina
Luca Massaglia, organo

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I giorni cadono
cadono l’uno dopo l’altro
cadono a grappoli
e il loro lamento mi devasta le viscere
perfora l’anima
come un uccello nero nel sogno del mattino
con le sue ali indifferenti.
Guarda come cadono i giorni
cadono con i semi del fiore della morte
alimentato del nostro sangue
del sudore acre del sonno, di sessi vergini
che si disfiorano e moltiplicano il dolore
rivoltandosi in letti desolati
illusi del piacere vitale.
Una specie strana la nostra
una specie di morti prima del tempo
che si affannano a vivere i giorni
che cadono verso l’assenza
e non c’è nulla che ci stanchi
del ghigno della morte.
E se mi chiedi perché
ti racconterò di uccelli neri
di sogni spezzati, di paure senza età,
di ragioni senza ragione,
del necessario umano
e di colombe
di colombe pure, di colombe madri
cui abbiamo tagliato le ali.
Perché mai germinare da questa terra
e dare vita al tempo criminale
e giocare con lui all’altalena della morte
quando condanniamo alla latitanza l’amore
che solo ci rende meno atroce il lamento dei giorni?
Mia rosa, amiamoci con sguardi
con carezze delicate e penetranti
come se mangiassimo un’anguria in un deserto
amiamoci con scoppi di risa
come se dentro di noi lampeggiasse
l’iridescenza dell’arco
amiamoci
come è giusto che ci si ami
e uccideremo gli uccelli neri
e ridaremo le ali alle colombe
e la nostra vita avrà più valore
e il lamento del giorno che cade
non ci farà paura.