Rainer Maria Rilke – Giorno d’autunno

Rainer Maria Rilke (Praga, 1875 – Montreux, 1926)
Giorno d’autunno

Dal Libro delle immagini
Traduzione di Giaime Pintor

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Johann Sebastian Bach
Komm, süßer Tod, komm selge Ruh, BWV 478
orchestrazione di Leopold Stokowski

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Signore: è tempo. Grande era l’arsura.
Deponi l’ombra sulle meridiane,
libera il vento sopra la pianura.

Fa’ che sia colmo ancora il frutto estremo;
concedi ancora un giorno di tepore,
che il frutto giunga a maturare, e spremi
nel grave vino l’ultimo sapore.

Chi non ha casa adesso, non l’avrà.
Chi è solo a lungo solo dovrà stare,
leggere nelle veglie, e lunghi fogli
scrivere, e incerto sulle vie tornare
dove nell’aria fluttuano le foglie.

Parigi, 21 settembre 1902

Rainer Maria Rilke – Canto d’amore

Rainer Maria Rilke
Canto d’amore
dalle “Nuove Poesie”, in “Liriche scelte e tradotte da Vincenzo Errante”, Sansoni, 1941
Liebes – Lied / “Neue Gedichte”, Insel-Verlag, Leipzig, 1907

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Immagine: Scultura di Yves Pires
Scriabin 24 Preludes Op.11 – No.12 in G sharp minor

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   E come tratterrò l’anima mia,
perché la tua non sfiori?
Come la leverò verso altre sfere,
dove tu piú non sia?
   Oh, celarla vorrei presso qualcosa
che si smarrisse in buia solitudine,
in un angolo ignoto e silenzioso
che non vibrasse piú quando rivibrano
gli abissi tuoi!…
   Ma tutto ciò che appena ne disfiora,
ci prende insieme al pari dell’archetto
che da due corde trae solo una voce.
   Su qual strumento, ahimè, siamo noi tesi?
E chi lo regge e suona?… Oh melodia!

Rainer Maria Rilke – Infanzia

Rainer Maria Rilke
Infanzia (Kindheit)
dalle “Nuove Poesie”, in “R. M. Rilke, Poesie II [1908-1926]”,
Biblioteca della Pléiade, Einaudi-Gallimard, Torino, 1994
Traduzione di Giacomo Cacciapaglia
da “Neue Gedichte”, Insel-Verlag, Leipzig, 1907

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Vincent d’Indy
dalla Sonata per violino e pianoforte Op. 59

Infanzia

Si dovrebbe riflettere a lungo per parlare
di certe cose che cosí si persero,
quei lunghi pomeriggi dell’infanzia
che mai tornarono uguali – e perché?
Dura il ricordo –: forse in una pioggia,
ma non sappiamo ritrovarne il senso;
mai fu la nostra vita cosí piena
di incontri, di arrivederci, di transiti
come quando ci accadeva soltanto
ciò che accade a una cosa o a un animale:
vivevamo la loro come una sorte umana
ed eravamo fino all’orlo colmi di figure.
Eravamo come pastori immersi
in tanta solitudine e immense distanze,
e da lontano ci chiamavano e sfioravano,
e lentamente fummo – un lungo, nuovo filo –
immessi in quella catena di immagini
in cui duriamo e ora durare ci confonde.

Rainer Maria Rilke
Parigi, intorno al I° luglio 1906

Rainer Maria Rilke – Annunciazione

Rainer Maria Rilke
Annunciazione (Le parole dell’Angelo)
(Verkündigung / Die Worte des Engels)
da “Il libro delle immagini” (Das Buch der Bilder, 1902) che apparve poi in nuova edizione ampliata nel 1906.
Traduzione di Giaime Pintor
Interpretazione di Luigi Maria Corsanico

L’Annunciazione è un dipinto a tempera e oro su tavola di Ambrogio Lorenzetti, firmato e datato al 1344, e conservato nella Pinacoteca Nazionale di Siena.

dall’ ADAGIO di Domenico Zipoli (1688-1726) per Oboe, Cello, Organo e Orchestra (elaborazione di Francesco Giovannini)
ORCHESTRE DE CHAMBRE JEAN-FRANCOIS PAILLARD

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Tu non sei più vicina a Dio
di noi; siamo lontani
tutti. Ma tu hai stupende
benedette le mani.
Nascono chiare a te dal manto,
luminoso contorno:
io sono la rugiada, il giorno,
ma tu, tu sei la pianta.
Sono stanco ora, la strada è lunga,
perdonami, ho scordato
quello che il Grande alto sul sole
e sul trono gemmato,
manda a te, meditante
(mi ha vinto la vertigine).
Vedi: io sono l’origine,
ma tu, tu sei la pianta.
Ho steso ora le ali, sono
nella casa modesta
immenso; quasi manca lo spazio
alla mia grande veste.
Pur non mai fosti tanto sola,
vedi: appena mi senti;
nel bosco io sono un mite vento,
ma tu, tu sei la pianta.
Gli angeli tutti sono presi
da un nuovo turbamento:
certo non fu mai così intenso
e vago il desiderio.
Forse qualcosa ora s’annunzia
che in sogno tu comprendi.
Salute a te, l’anima vede:
ora sei pronta e attendi.
Tu sei la grande, eccelsa porta,
verranno a aprirti presto.
Tu che il mio canto intendi sola:
in te si perde la mia parola
come nella foresta.
Sono venuto a compiere
la visione santa.
Dio mi guarda, mi abbacina…
Ma tu, tu sei la pianta.

Rainer Maria Rilke – Lettere a un giovane poeta / Parigi, 17 febbraio 1903

Da: Rainer Maria Rilke
Lettere a un giovane poeta
(Mondadori 1994)

Parigi, 17 febbraio 1903

Lettura di Luigi Maria Corsanico
Max Reger – Piano Quartet No 2 A Minor Op 133 – 3rd Mov
Mozart Piano Quartet

“Tra il 1903 e il 1908 Franz Xaver Kappus, un giovane allievo dell’accademia militare di Wiener Neustadt, inviò a Rainer Maria Rilke alcune sue prove poetiche. Il corpus di poesie era accompagnato da una lettera in cui il giovane aspirante poeta si apriva come non aveva mai fatto con nessuno. Ebbe così inizio quel carteggio che, staccato dall’epistolario di Rilke, fu pubblicato come opera a sé stante nel 1929. Dal poeta maturo scaturisce una sorta di lezione fatta di consigli stilistici e, soprattutto, di insegnamenti spirituali. Con toni accorati, Rilke espone i temi principali della sua poetica: esorta Kappus a indagare se veramente lo scrivere sia per lui una necessità, gli indica il peso e la grandezza dell’essere artista, lo esorta alla solitudine come unico mezzo per giungere alla maturazione di sé. Tra le più belle scritte da Rilke, le dieci lettere sulla poesia raccolte in questo volume costituiscono un breviario spirituale in cui il poeta, prescindendo dal destinatario, si pone davanti a uno specchio straniante e rivelatore che lo aiuta a definirsi e ad analizzarsi.”(Marina Bistolfi)

Rainer Maria Rilke

Rainer Maria Rilke
da: La ballata sull’amore e sulla morte dell’alfiere Cristoforo Rilke
Opera pittorica di Edgar Caracristi
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Alexander Scriabin
Prelude Op. 11 No. 8

“Cavalcare, cavalcare, cavalcare.
Tutto il giorno. La intiera notte.
Il giorno intiero
Cavalcare, cavalcare, cavalcare.
E il cuore si è fatto così stanco! Così immensa la nostalgia!
Non si scorge più sagoma di monte. Non un albero.
Nulla ardisce di levarsi a mezz’aria.
Esotiche capanne s’accovacciano sitibonde, protese a sorgive inaridite in pantani.
Nemmeno una torre…. E sempre lo stesso paesaggio….
Due occhi? Ma per vedere che cosa?
La notte soltanto, a volte, ci s’illude di conoscere la via.
Ripercorriamo forse, dopo ogni tramonto, il cammino conquistato
di giorno, a fatica, sotto questo cielo straniero?
Forse….
Pesante è la sferza del sole.
Come, da noi, nel cuore d’agosto.
Ma non era già sul colmo l’estate, quando partimmo?
Nel commiato, dal verde, a lungo smagliarono le vesti delle donne,
dietro gli stormi lontananti via via.
Ora, da gran tempo si cavalca.
Dev’essere autunno, pertanto.
Almeno laggiù, — dove accorate le donne ripensano a noi.”