René Char – Io abito un dolore

René Char
(L’Isle-sur-la-Sorgue, 14 giugno 1907 – Parigi, 19 febbraio 1988)

Io abito un dolore
(J’habite une douleur – “Poèmes et prose choisis”, Éditions Gallimard, Paris, 1957)
da “René Char, Poesie”, a cura di Elisa Donzelli, “Collezione di poesia” Einaudi, 2018
Traduzione di Giorgio Caproni

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Arvo Pärt
Fratres for Cello and Harp – Arpège Duo
George Durham – Cello
Kihwa Lee – Harp

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     Non lasciar la cura di governare il tuo cuore a quelle tenerezze parenti dell’autunno, da cui han preso il placido andare e l’affabile agonia. L’occhio è precoce nell’avvizzire. La sofferenza conosce poche parole. Preferisci coricarti senza fardello: sognerai il domani e ti sarà lieve il letto. Sognerai che la tua casa non ha piú vetri. Sei impaziente d’unirti al vento, al vento che percorre un anno in una notte. Altri canteranno la melodiosa incarnazione, le carni che personificano soltanto la stregoneria della clessidra. Condannerai la gratitudine che si ripete. Piú tardi, sarai identificato a qualche disgregato gigante, signore dell’impossibile.

     Eppure.

     Non hai fatto che aumentare il peso della tua notte. Sei tornato alla pesca di muraglie, alla canicola senza estate. Sei furibondo contro il tuo amore al centro d’un’intesa che perde il senno. Pensa alla casa perfetta che mai vedrai alzarsi. A quando il raccolto dell’abisso? Ma tu hai cavato gli occhi al leone. Credi di veder passare la bellezza sopra nere lavande…

     Cos’è che t’ha issato, ancora una volta, un poco piú in alto, senza convincerti?

     Non v’è seggio puro.