Ugo Foscolo – A Zacinto

Ugo Foscolo
A Zacinto
(Né più mai toccherò le sacre sponde)
Lettura di Luigi Maria Corsanico
J.S. Bach – Sonata in C BWV 1033 – Adagio
Antica veduta di Zacinto

Il componimento fu pubblicato per la prima volta a Milano nell’aprile 1803, presso l’editore Destefanis, assieme ad altri undici sonetti e alle odi “A Luigia Pallavicini caduta da cavallo” e “All’amica risanata”, in una raccolta intitolata “Poesie di Ugo Foscolo”. In agosto i testi conobbero una ristampa con l’editore meneghino Agnello Nobile, accresciuti del sonetto dedicato al fratello suicida. Finché il Foscolo visse, il sonetto – al pari degli altri – non ebbe mai il titolo divenuto canonico, ma era conosciuto semplicemente con l’intera locuzione del primo verso, senza un titolo specifico. Fu Francesco Silvio Orlandini, nell’edizione postuma curata per Le Monnier nel 1848, ad assegnare un nome alla poesia, divenuta così “A Zacinto”.

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.